Napoli, giù la villa del clan: in camera il diploma di «miglior boss del mondo»

Napoli– Le ruspe sono entrate in azione alle prime luci del mattino nel Rione San Francesco. L’obiettivo è un simbolo, prima ancora che un immobile: la villa abusiva della famiglia Botta, legata a doppio filo al potente cartello criminale dell’Alleanza di Secondigliano. Con l’abbattimento di oggi, l’ultimo tassello dell’illegalità edilizia nell’area viene definitivamente rimosso, restituendo lo spazio alla pianificazione urbana legale.

Marmi e “diplomi” al merito criminale

L’interno dell’abitazione, circa 550 metri quadrati di superficie, raccontava una storia di ostentazione tipica dei clan. Arredi di lusso, marmi pregiati e un dettaglio che ha colpito gli investigatori: un “diploma” appeso alla parete che celebrava il proprietario come “miglior boss del mondo”. Un’autocelebrazione che oggi si scontra con il cemento che crolla sotto i colpi dei mezzi meccanici dell’Acer (Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale).

La villa era riconducibile a quel nucleo familiare recentemente finito al centro delle indagini per i condizionamenti criminali nella gestione dell’ospedale San Giovanni Bosco. “Era il simbolo di un contesto segnato da radicate dinamiche di illegalità”, hanno spiegato i dirigenti dell’Agenzia.

La sinergia tra le istituzioni

L’operazione non è stata un atto isolato, ma il culmine di un percorso complesso che ha visto sedere allo stesso tavolo Prefettura, Procura, Questura, Comune e Regione. Al momento della demolizione erano presenti le massime autorità cittadine, dal Prefetto Michele di Bari al pm Antonio Ricci, a testimonianza dell’importanza politica dell’intervento.

“Questa è una bella pagina per la città”, ha dichiarato il Prefetto di Bari. “Dietro questo risultato ci sono state numerose riunioni; è un atto di sostanza che restituisce un pezzo di Napoli ai suoi legittimi proprietari: i cittadini”. Sulla stessa linea David Lebro, presidente di Acer Campania, che ha sottolineato come la collaborazione istituzionale abbia permesso di riaffermare il principio di legalità in un territorio difficile.

Un quartiere che cambia volto

L’abbattimento della villa del boss è solo l’ultimo atto di una trasformazione urbana più profonda. Il progetto complessivo ha interessato 12 fabbricati per un totale di 288 alloggi. Il piano di riqualificazione ha seguito binari diversi a seconda delle necessità tecniche: tre edifici sono stati demoliti, altri tre sono stati ricostruiti per criticità statiche, mentre i restanti sei sono stati sottoposti a ristrutturazione.

A breve, il nuovo assetto del quartiere sarà completato con la realizzazione di due nuovi edifici, destinati a dare una risposta concreta all’emergenza abitativa e a cancellare definitivamente l’ombra dell’Alleanza di Secondigliano dal Rione San Francesco.

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