Napoli – Una pioggia di incarichi extra-istituzionali che, secondo i magistrati contabili, non avrebbe mai dovuto accettare. Il professor Edoardo Cosenza, noto accademico del Dipartimento di Ingegneria della Federico II e attuale assessore alle Infrastrutture del Comune di Napoli, è stato citato in giudizio dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania. La contestazione è pesante: un danno erariale stimato in oltre 1,3 milioni di euro.
L’atto, firmato dal vice procuratore generale Davide Vitale, arriva dopo l’invito a dedurre dello scorso ottobre. Al centro dell’inchiesta c’è il regime di “tempo pieno” che lega il docente all’ateneo federiciano, una condizione che, per legge, impedisce lo svolgimento di libere professioni o consulenze esterne continuative senza le dovute autorizzazioni e i limiti previsti dalla norma.
Dall’Ospedale del Mare ai ponti di Morandi: la lista delle consulenze
L’elenco degli incarichi finiti sotto la lente della Procura è lungo e tocca snodi cruciali delle infrastrutture campane e nazionali. La voce più consistente riguarda il ruolo di collaudatore (statico e tecnico-amministrativo) per l’Ospedale del Mare, un incarico conferito dall’Asl Napoli 1 che avrebbe fruttato circa 590 mila euro.
Ma non finisce qui. Gli inquirenti hanno analizzato consulenze prestate per:
Autostrade per l’Italia: collaudo della A16.
Tangenziale di Napoli: verifiche sulla tratta A56.
Comune di Benevento: controlli sul ponte progettato da Riccardo Morandi.
Comune di Ravello: lavori per il celebre Auditorium Oscar Niemeyer.
Università Magna Grecia di Catanzaro: completamento del polo di Medicina a Germaneto.
È importante precisare che i fatti contestati risalgono a un periodo precedente alla nomina di Cosenza nella giunta comunale di Napoli e alla sua passata esperienza come assessore regionale nella giunta Caldoro (2010-2015).
L’accusa di “autorizzazioni ingannevoli”
Il punto di rottura tra la difesa e la Procura sembra risiedere nella documentazione presentata dal professore per giustificare la regolarità delle sue prestazioni. Secondo il vice procuratore Vitale, le istanze prodotte per dimostrare la liceità delle condotte sarebbero “inconferenti e ingannevoli”.
Nell’atto di citazione si legge che il sistema autorizzatorio sarebbe stato “artificiosamente strutturato” attraverso l’omissione di allegati e contenuti celati, con il preciso scopo di eludere i controlli dell’Ateneo. Documenti datati tra il 2004 e il 2007, relativi agli incarichi di Catanzaro, dell’Asl Na 1 e di Ravello, sono stati definiti dalla Procura come la prova “inequivocabile” dell’antigiuridicità del comportamento del docente.
Il braccio di ferro legale
La citazione in giudizio segna il passaggio alla fase dibattimentale, dove Cosenza dovrà rispondere della presunta violazione della normativa sui docenti a tempo pieno. La Procura contabile resta ferma sulla richiesta di risarcimento: 1,3 milioni di euro che, secondo l’accusa, sarebbero stati sottratti illegalmente alle casse della Federico II attraverso la violazione degli obblighi di esclusività.







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