TUTTE LE SINGOLE CONDANNE

Napoli, commerciante sequestrato a Poggioreale: 76 anni di carcere al gruppo di Nicola Rullo

Otto condanne per complessivi 76 anni e 2 mesi di carcere, tre assoluzioni con formula piena. Clamorosa l'assoluzione dell'imprenditore della movida Gabriele Esposito, che rischiava vent'anni: a ribaltarne la posizione, nuove intercettazioni ambientali depositate all'ultimo momento.
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Napoli – Una trappola costruita con cura, un appartamento in via Nuova del Campo a Poggioreale come teatro del terrore, e una vittima attirata con l’inganno, rapinata di telefono, carta di credito e 1.070 euro prima di essere massacrata di botte.

Il movente era una somma di denaro svanita nel nulla: quasi 360mila euro, legati a una compravendita di auto che il clan Contini rivendicava con la violenza. Fu il boss Nicola Rullo a fare irruzione nell’appartamento, colpendo la vittima prima con un martello e poi con un sampietrino. Successivamente si aggiunse anche Carlo Gagliotta, trasformando il pestaggio in un atto collettivo di brutalità camorristica.

Otto condannati, pene quasi dimezzate

A quasi un anno e mezzo da quei fatti, il gip Federica Girardi ha pronunciato ieri pomeriggio il verdetto di primo grado: otto condanne, per un totale di 76 anni e 2 mesi di carcere complessivi. Il boss Nicola Rullo — difeso dagli avvocati Domenico Dello Iacono e Andrea Imperato — si è visto infliggere 10 anni e 6 mesi, la pena più severa del dispositivo.

La stessa condanna è stata comminata a Giuseppe Moffa e Salvatore Pisco. Dieci anni esatti per Armando Reginella. Otto anni e 8 mesi ciascuno, invece, per Ciro Carrino (genero del boss), Carlo Di Maio, Rosario De Tommaso e Giovanni Giuliano.

L’inchiesta della Dda ha sostanzialmente retto al vaglio del tribunale, ma l’esito ha deluso le aspettative dell’accusa: le pene inflitte sono risultate quasi dimezzate rispetto a quanto richiesto al termine della requisitoria. Una «stangata sfumata», secondo le stesse parole del pool difensivo, che ha battuto in particolare su una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ribadisce il principio di proporzionalità della pena rispetto alle contestazioni.

Le intercettazioni che hanno salvato Esposito

Il colpo di scena del processo è arrivato con tre assoluzioni con formula piena: Maria Rullo, sorella del boss, Assunta Giuliani e, soprattutto, Gabriele Esposito, noto imprenditore del settore movida napoletana. Per quest’ultimo — difeso dagli avvocati Roberto Saccomanno e Annalisa Senese — la Procura aveva avanzato una richiesta di condanna a vent’anni di carcere.

A ribaltare la sua posizione processuale sono state nuove intercettazioni ambientali depositate dalla Dda nella settimana precedente il verdetto. Secondo l’accusa, quei dialoghi captati nell’abitazione di Roberto Murano — altro elemento di spicco del clan Contini, fermato peraltro pochi giorni fa — avrebbero dimostrato la volontà del boss Rullo di condizionare l’esito del processo, aggravando la posizione di Moffa a vantaggio di Esposito e Carrino.

La difesa, al contrario, ha letto le stesse conversazioni come prova della volontà di «dire la verità»: ovvero che Esposito era del tutto estraneo alla vicenda. Il gip ha accolto la tesi difensiva.

La requisitoria non aveva lasciato scampo: richieste di condanna per un totale di 150 anni di reclusione, con picchi di 20 anni per i promotori del rapimento. Una vera e propria stangata giudiziaria mirata a decapitare i vertici della cosca del Vasto-Arenaccia.

L’incubo del 2024: trappola e torture

Al centro del dibattimento resta la drammatica vicenda del 26 e 27 settembre 2024. Tutto nacque da un presunto debito di 375mila euro, legato a una compravendita di auto, che la cosca pretendeva di riscuotere per conto di Marcello Madonna.

La trappola scattò in un appartamento di via Nuova del Campo, a Poggioreale. L’imprenditore Pietro Gagliotta fu attirato con l’inganno, rapinato di telefono, carta di credito e contanti, per poi essere sottoposto a un brutale pestaggio.

La violenza raggiunse l’apice con l’arrivo del boss Nicola Rullo: armato di martello e sampietrino, il ras avrebbe infierito sulla vittima, minacciandola di morte. L’orrore raddoppiò quando anche il padre, Carlo Gagliotta, giunse sul posto nel tentativo di salvare il figlio, venendo a sua volta colpito al petto con un martello.

Secondo la ricostruzione della Procura, all’interno dell’appartamento erano presenti diversi affiliati, mentre altri complici fungevano da vedette.

L’epilogo a Castel Volturno

Dopo ore di agonia, le vittime, ridotte a maschere di sangue, furono trasferite a Castel Volturno, all’interno del complesso Parco Fontana Bleu. Lì vennero medicate sommariamente per cancellare le tracce più evidenti del massacro prima del rilascio. L’incubo terminò solamente all’1:30 di notte davanti al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli, dove i due imprenditori vennero letteralmente scaricati dai sequestratori.

Totale pene inflitte: 76 anni e 2 mesi di carcere

Nicola Rullo – 10 anni e 6 mesi
Giuseppe Moffa – 10 anni e 6 mesi
Salvatore Pisco – 10 anni e 6 mesi
Armando Reginella – 10 anni
Ciro Carrino – 8 anni e 8 mesi
Carlo Di Maio – 8 anni e 8 mesi
Rosario De Tommaso – 8 anni e 8 mesi
Giovanni Giuliano – 8 anni e 8 mesi
Maria Rullo – assolta con formula piena
Assunta Giuliani – assolta con formula piena
Gabriele Esposito – assolto con formula piena

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Commenti (1)

La storia è tremenda ma il processo pare strano, pene quasi dimezzat e e assolt i che forse non avrebber dovuto esserlo. Ci son troppe incongruenze nei verbali e ne intercettazion i, semnra confusione e poca chiar ezza, bisognerebbe spiegare megglio ogni passagg io giudiziar o.

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