

Paolo Cirino Pomicino
È morto a 87 anni Paolo Cirino Pomicino, storico esponente della Democrazia Cristiana e più volte ministro nei governi della Prima Repubblica. L’ex parlamentare si è spento nel pomeriggio di sabato 21 marzo nella clinica Quisisana di Roma, dove era ricoverato da alcuni giorni.
La notizia della scomparsa è stata confermata anche dall’ex ministro Gianfranco Rotondi, che ha parlato con la moglie Lucia poco dopo il decesso. “La sua battaglia contro i mali che lo hanno afflitto è stata un infinito inno alla vita”, ha detto Rotondi ricordando l’ex leader democristiano. “Ci ha insegnato che la vita va amata, vissuta e difesa. È stato un grande leader”.
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Pomicino fu uno dei protagonisti della corrente andreottiana della Dc e uno degli uomini più influenti nella gestione della spesa pubblica negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta.
Medico di formazione, Pomicino iniziò la sua carriera politica nelle istituzioni locali napoletane per poi approdare in Parlamento negli anni Settanta. La sua ascesa si consolidò all’interno della corrente guidata da Giulio Andreotti, diventando uno dei principali riferimenti della Democrazia cristiana nel Mezzogiorno.
Negli anni Ottanta assunse un ruolo centrale nella politica economica italiana. Fu presidente della Commissione Bilancio della Camera e successivamente ministro del Bilancio e della Programmazione economica. In quella fase venne soprannominato “’O ministro”, simbolo del peso politico che esercitava nella gestione delle risorse pubbliche e negli equilibri interni al partito.
La sua figura fu tra le più rappresentative della stagione finale della Prima Repubblica.
La carriera politica di Pomicino fu travolta nei primi anni Novanta dalle indagini di Mani Pulite, l’inchiesta che portò al crollo del sistema dei partiti tradizionali.
Coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari legati al finanziamento illecito dei partiti e alla gestione degli appalti pubblici, Pomicino divenne uno dei simboli della stagione di Tangentopoli. Nel corso degli anni fu destinatario di decine di procedimenti penali: secondo lo stesso ex ministro arrivò a contare 42 processi con 41 assoluzioni.
Dopo la dissoluzione della Dc continuò comunque l’attività politica, venendo eletto al Parlamento europeo e poi di nuovo alla Camera nei primi anni Duemila, mantenendo un ruolo nel dibattito pubblico e nel centrodestra.
Negli ultimi anni Pomicino aveva più volte parlato apertamente delle sue condizioni di salute. Aveva affrontato interventi chirurgici complessi, tra cui un trapianto di cuore e uno di rene, oltre a diversi ricoveri e lunghi periodi di convalescenza.
Nonostante i problemi fisici, aveva continuato a intervenire nel dibattito politico e a rilasciare interviste, rivendicando il proprio percorso umano e giudiziario.
Con la sua morte scompare uno degli ultimi protagonisti della stagione politica della Prima Repubblica e della potente corrente andreottiana che per decenni ha segnato gli equilibri della politica italiana.