Cronaca Napoli

Morte di Domenico, indagini sul ghiaccio e sulla qualità dell’acqua di Bolzano

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Un viaggio delicatissimo, quello di un cuore destinato a salvare la vita di un bambino, ora al centro di un’inchiesta giudiziaria. È attorno a quel percorso — iniziato in una sala operatoria di Bolzano e concluso all’ospedale Monaldi di Napoli — che la Procura partenopea sta cercando di ricostruire cosa sia andato storto nella vicenda che ha portato alla morte del piccolo Domenico Caliendo.

Il bambino è deceduto dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 nel centro specializzato dell’ospedale napoletano. Un intervento complesso, eseguito con un organo prelevato poche ore prima in Alto Adige. Ma qualcosa, secondo i primi accertamenti investigativi, potrebbe non aver funzionato nella catena di conservazione e trasporto del cuore.

Per questo la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in concorso. L’indagine è affidata ai carabinieri del Nas, che nelle ultime settimane stanno ascoltando numerosi sanitari e operatori coinvolti nelle diverse fasi della procedura: dal prelievo dell’organo fino al trapianto effettuato nel capoluogo campano.

Il prelievo a Bolzano

Il cuore destinato al piccolo Domenico era stato espiantato all’ospedale di Bolzano da un’équipe del Monaldi giunta appositamente in Alto Adige. Dopo l’intervento, l’organo era stato preparato per il trasferimento a Napoli, dove poche ore dopo sarebbe stato impiantato nel bambino.

È proprio questa fase — quella della conservazione e del trasporto — che oggi rappresenta uno dei punti più delicati dell’inchiesta.

Il nodo della conservazione dell’organo

Secondo quanto emerso dalle verifiche preliminari, il cuore sarebbe stato trasportato utilizzando ghiaccio secco, una sostanza che può raggiungere temperature fino a meno 80 gradi. Una modalità che differisce da quella tradizionalmente impiegata per la conservazione degli organi durante il trasporto.

L’organo, inoltre, sarebbe stato collocato all’interno di un contenitore frigorifero di vecchia generazione, ritenuto ormai non più conforme alle linee guida più aggiornate sul trasporto degli organi destinati ai trapianti.

Elementi tecnici che ora gli investigatori stanno valutando per capire se possano aver compromesso l’integrità del cuore prima dell’intervento.

Le testimonianze anonime e il sospetto sull’acqua

Negli ultimi giorni l’indagine ha registrato anche un nuovo filone di verifica. Alcune testimonianze anonime, raccolte nel corso di una trasmissione televisiva, hanno infatti sollevato dubbi sulla qualità dell’acqua utilizzata nell’ospedale di Bolzano per produrre il ghiaccio destinato alla conservazione dell’organo.

Secondo queste segnalazioni, l’acqua potrebbe essere stata di qualità scadente o addirittura contaminata. Un’ipotesi che, al momento, non ha trovato riscontri ufficiali ma che ha comunque spinto la Procura ad accendere un ulteriore faro su quel passaggio della procedura.

Le audizioni dei sanitari

Nel frattempo proseguono le audizioni delle persone informate sui fatti. I carabinieri del Nas stanno raccogliendo le testimonianze di medici, infermieri e operatori sanitari che il 23 dicembre erano presenti nelle sale operatorie coinvolte nell’espianto e nel trapianto.

Secondo quanto trapela dalle prime verifiche, le versioni fornite finora dai sanitari risultano sostanzialmente coincidenti e non avrebbero evidenziato contraddizioni significative nella ricostruzione degli eventi.

Gli accertamenti tecnici

L’inchiesta prosegue dunque su più livelli: da un lato la verifica delle procedure mediche adottate, dall’altro l’analisi delle modalità di conservazione e trasporto dell’organo.
L’obiettivo degli investigatori è stabilire se vi siano state eventuali irregolarità o errori nella gestione del cuore destinato al trapianto e se tali criticità possano aver avuto un ruolo determinante nella morte del piccolo paziente.

Un percorso investigativo complesso, che punta a chiarire ogni passaggio di una vicenda drammatica iniziata con una speranza di salvezza e conclusa con la morte di un bambino.

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"