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5 Marzo 2026 - 15:56
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11 Febbraio 2026 - 16:46
Napoli– Una gestione del rischio affidata all’autotutela e un’ombra che si allarga su altri tre casi di decessi neonatali. L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, spirato lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore fallito, scoperchia un vaso di Pandora di presunte irregolarità e criticità gestionali all’interno dell’ospedale Monaldi di Napoli.
Ospedale senza polizza: la sfida alla Corte dei Conti
Secondo quanto denunciato dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, il nosocomio napoletano sarebbe attualmente privo di una copertura assicurativa esterna. “L’ufficio affari legali mi ha riferito che la compagnia aveva chiesto 14 milioni di euro per la polizza, una cifra ritenuta eccessiva, e per questo l’ospedale opera in regime di autotutela da anni”, ha dichiarato Petruzzi.
Il legale ha lanciato un avvertimento diretto ai vertici della struttura: è stato proposto un componimento bonario di 3 milioni di euro per il caso di Domenico. “Se dovessero rifiutare e subire una condanna superiore in giudizio, dovranno spiegare alla Corte dei Conti perché non hanno accettato la nostra transazione”, sottolinea il penalista, paventando l’ipotesi di danno erariale per l’amministrazione pubblica.
Il “filo rosso” tra i decessi: lo stesso chirurgo
Ma il caso di Domenico non sarebbe isolato. L’avvocato Petruzzi è in procinto di depositare altre tre richieste di risarcimento, per un totale di circa 10 milioni di euro, relative ad altrettanti decessi di piccoli pazienti.
Il punto di contatto tra queste storie è duplice: le morti sarebbero state causate da infezioni batteriche nosocomiali e i bambini erano tutti in cura presso il cardiochirurgo Guido Oppido.
Il medico è già iscritto nel registro degli indagati per il decesso di Domenico. Le nuove segnalazioni riguardano una bimba morta nel 2023 dopo un trapianto, una neonata di appena quattro mesi deceduta nell’aprile 2021 e un terzo piccolo spirato nell’agosto 2022 dopo il trasferimento in un’altra struttura.
Infezioni e protocolli sotto lente
Le denunce sollevano interrogativi inquietanti sulla sicurezza igienico-sanitaria dei reparti e sulla gestione dei protocolli post-operatori. Secondo la difesa delle famiglie, il sospetto è che un batterio killer possa aver compromesso decorsi operatori già delicatissimi.
Con l’aggiunta di queste tre nuove istanze, la pressione legale sul Monaldi sale a 13 milioni di euro, mentre la magistratura dovrà ora accertare se dietro queste morti vi sia una tragica fatalità o una catena di errori e negligenze sistemiche.








Sembra una situazion complicata, pero i fatti no son chiarissimi; le spiegazion son troppe e i documenti dovranno chiarir, ma l’ospedalee pare senza polizaa e i medici non han spiegato ben. I bimbi era in cura dal stess chirurgo e le infezion nosocomialii posson esser cause, ma ci vole prove certe e processi giust per capir.