Il caso del piccolo Domenico Caliendo continua a produrre effetti pesanti sull’organizzazione dell’ospedale Monaldi. La struttura si trova oggi a fronteggiare una doppia criticità: da un lato il calo di fiducia dei pazienti, con una pioggia di disdette per visite e interventi programmati; dall’altro la difficoltà di ricostruire l’organico della cardiochirurgia pediatrica, rimasta di fatto paralizzata dopo la sospensione dei medici coinvolti nella vicenda giudiziaria.
Una combinazione di fattori che rischia di rallentare l’attività clinica di uno dei principali poli cardiologici del Mezzogiorno.
Disdette e prenotazioni in calo
Negli ultimi giorni negli uffici dell’ospedale si registra un fenomeno inusuale: prestazioni annullate all’ultimo momento e nuove prenotazioni in netto calo. Le rinunce riguardano soprattutto l’area cardiologica e cardiochirurgica, ma non solo.
Il clima di incertezza generato dal caso Caliendo – il trapianto fallito che ha portato all’apertura di un’inchiesta – sembra aver alimentato timori tra alcuni pazienti. Emblematico il caso discusso pochi giorni fa in una riunione della direzione: una ragazza poco più che diciottenne, richiamata per un ricovero finalizzato a un intervento di cardiochirurgia prenotato da mesi, ha deciso di rinunciare alla procedura.
Segnali analoghi arrivano anche da altri reparti. In alcuni ambulatori, come quello di oculistica, diversi interventi di cataratta programmati sono stati cancellati.
Cardiochirurgia pediatrica quasi ferma
Il nodo più delicato resta però la cardiochirurgia pediatrica. L’attività chirurgica nel settore è sostanzialmente bloccata dopo la sospensione dall’attività clinica del primario Guido Oppido e della sua assistente Gabriella Farina, provvedimento adottato in attesa che venga chiarita la loro posizione nell’indagine.
Senza una guida stabile e con l’organico ridotto, il reparto si trova ora a dover ripartire quasi da zero.
La ricerca di specialisti
Per tentare di ricostruire la squadra la direzione del Monaldi ha avviato diversi passaggi. Il 27 febbraio, con una Pec firmata dalla direttrice generale Anna Iervolino, l’azienda ha chiesto il curriculum a Mario Fittipaldi, cardiochirurgo salernitano che in passato aveva lavorato per sei mesi nella struttura.
La documentazione richiesta – interventi eseguiti come primo operatore, tipologia delle procedure e risultati clinici – è stata sollecitata nel caso in cui il medico intendesse riprendere l’attività presso l’unità operativa di cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite.
Attualmente Fittipaldi lavora in un ospedale specializzato di Londra, dopo oltre dieci anni di esperienza internazionale maturata tra Inghilterra, Spagna e Nuova Zelanda.
Il nodo delle precedenti assegnazioni
Il chirurgo ha risposto alla richiesta con una propria Pec, ricordando però alcune vicende interne che avevano portato al suo allontanamento dalla struttura.
Nella comunicazione Fittipaldi sottolinea che, dopo la mobilità e la cessazione dal servizio di alcuni dirigenti della stessa unità operativa, era stato bandito un nuovo concorso per la cardiochirurgia pediatrica senza un interpello interno nei suoi confronti, pur essendo già assunto a tempo indeterminato.
Successivamente, con la dismissione della struttura semplice dipartimentale, il medico era stato assegnato alla cardiochirurgia degli adulti. Una scelta che lo aveva spinto a ricorrere all’aspettativa per continuare a esercitare la disciplina pediatrica in altre strutture.
Ripartenza in salita
Per il Monaldi la fase che si apre appare dunque complessa. Da una parte c’è la necessità di ricostruire la fiducia dei pazienti, scossa da una vicenda che ha avuto grande eco nell’opinione pubblica. Dall’altra c’è l’urgenza di rafforzare gli organici, soprattutto in un settore altamente specialistico come la cardiochirurgia pediatrica.
L’azienda sta provando a muoversi su più fronti: pubblicazione di bandi di mobilità, nuovi concorsi e contatti informali con chirurghi che negli anni hanno lasciato Napoli per lavorare in altre regioni o all’estero.
La speranza è riportare rapidamente il reparto a pieno regime. Ma, dopo lo shock delle ultime settimane, la strada per la normalizzazione appare ancora lunga.
Fonte REDAZIONE


















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