«Tutti apparteniamo ai Mazzarella e ai Licciardi»: il summit alla Masseria Cardone e l’accordo sulle truffe

Ciro Mazzarella incassa il via libera dai vertici del clan e si rivolge ad Antonio Licciardi per ottenere i dati bancari. Il ruolo dei "broker" informatici, le trattative sul prezzo delle carte e i pagamenti dilazionati. Viaggio nei segreti di un'organizzazione in cui la camorra tradizionale scopre il fascino discreto dei bancomat.
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Ci sono affari che impongono di seppellire, almeno temporaneamente, decenni di guerre di camorra. Quando Ciro Mazzarella capisce che il futuro del crimine non è più solo nelle estorsioni o nelle piazze di spaccio, ma viaggia sui circuiti telematici delle carte di credito, sa di dover fare un passo falso, o meglio, un passo oltre il proprio territorio.

Ha incassato il via libera dal cugino Michele Mazzarella e ha ascoltato le perizie tecniche del suo consulente, Gennaro Brusco. Ma per entrare nel business delle frodi bancarie serve la “materia prima”: i dati. E a Napoli, il monopolio dei dati è nelle mani della Masseria Cardone. Nelle mani del clan Licciardi.

Le oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione con la quale sono finiti in carcere dodici esponenti di spicco della cosca mentre altri quattro hanno ricevuto il divieto di dimora in Campania e altri 16 sono indagati a piede libero, descrivono un avvicinamento cauto.

Ciro Mazzarella manda i suoi emissari, il genero Aniello Evangelista e Marco Ostroschi (detto zAnna bianca), nel cuore del territorio nemico per chiedere un’udienza ad Antonio Licciardi. L’incontro si fa. E Mazzarella ottiene ciò che vuole: l’accesso a Gennaro Cuomo, alias o’ spillo, l’uomo che gestisce il traffico di carte per conto dei Licciardi.

Il listino prezzi e il summit a “La Birreria”

È la sera del 12 marzo 2022. Le microspie piazzate dagli investigatori nell’appartamento di Ciro Mazzarella registrano il resoconto di un summit operativo appena concluso. Sono le 22:00. Attorno al tavolo ci sono Ciro, la moglie Carmela Di Martino, la figlia, e i due generi, Salvatore Quintiliano ed Aniello Evangelista.

Evangelista è appena tornato dalla Masseria Cardone, dove ha incontrato Cuomo nei pressi del centro commerciale “La Birreria”. Fa il suo resoconto ai vertici della famiglia. La trattativa è stata serrata e o’ spillo ha imposto le sue regole commerciali.

«Volevamo prenderne cinquanta – riferisce Evangelista, ricostruendo l’incontro – ma mi ha forzato ad acquistare un pacchetto unico da 90 carte».

Il prezzo è fissato: 100 euro al pezzo. Un investimento totale di 9.000 euro che il clan decide di rateizzare. Dalle intercettazioni emerge la contabilità spicciola della truffa: Evangelista ha versato 5mila euro in contanti come anticipo, garantendo che i restanti 4mila sarebbero stati saldati l’indomani, domenica 13 marzo. La consegna materiale del “plico” è fissata per lunedì 14 marzo, sempre alla Masseria Cardone.

Il sovrapprezzo per i dati sensibili

Ma una carta clonata, da sola, serve a poco se non si hanno gli strumenti per aggirare l’anagrafica bancaria. Ed è qui che il listino di Cuomo si arricchisce. Con un sovrapprezzo di circa 30 euro a carta, o’ spillo garantisce un servizio “premium”: codici fiscali e numeri di telefono associati a ogni singola tessera. È il kit perfetto per eludere i blocchi di sicurezza.

Un servizio che, come concordato tra gentiluomini del crimine, verrà pagato “a babbo morto”: Cuomo incasserà il sovrapprezzo solo dopo che il gruppo Mazzarella avrà iniziato a lavorare e monetizzare le carte. È un’apertura di credito fiduciaria impressionante. Ma dietro c’è un malinteso di fondo: Gennaro Cuomo non sa che Evangelista lavora per i Mazzarella. Pensa di rifornire cani sciolti.

«Se l’avesse saputo – si ascolta nelle registrazioni delle 23:00 della stessa sera – avrebbe interrotto ogni rapporto. I Licciardi non avrebbero mai acconsentito che un loro referente favorisse i Mazzarella».

Eppure, a un livello più alto, l’accordo c’è. Il 16 marzo, parlando con la moglie, Ciro Mazzarella rievoca il suo incontro proprio con Antonio Licciardi e detta la nuova linea geopolitica della criminalità napoletana:

«Gli dissi: io o’ panzini… stammi a sentire, al fratello noi queste cose non le facciamo… ma purtroppo tutti quanti apparteniamo al Licciardi, tutti apparteniamo ai Contini e tutti apparteniamo ai Mazzarella…».

1.continua

(nella foto da sinistra in alto Ciro Mazzarella, Antonio Licciardi, Michele Mazzarella e Alberto Mazzarella; in basso sempre da sinistra Gennaro Busco, Emanuele Brusco, Ferdinando Coronella e Marco Ostroschi)

 

 

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Commenti (1)

Il articolo pare ben documentato ma io trovo parecchi passaggik che non tornano, i nomi si mescolan tra loro, le date vengono rimescolte e la punteggiatura è tutta storta. La narrativita è confusA e certi periodi vanno riscritti o spezzatiperche risultano macchinosi poco scorrevoli e difficili da seguire.

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