

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
Nella Basilica di Santa Restituta, all’interno del Duomo di Napoli, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale Metropolitano Napoletano e del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Partenopeo, organismi che si occupano delle cause canoniche legate soprattutto alla nullità dei matrimoni religiosi.
La cerimonia ha riunito magistrati ecclesiastici, avvocati rotali e rappresentanti delle diocesi della Campania. Le cause attualmente pendenti sono 108, incardinate nelle diocesi di Napoli, Aversa, Pozzuoli, Sorrento-Castellammare, Capua, Caserta, Acerra, Ischia e Pompei.
Un numero che racconta una realtà complessa, fatta di storie personali e familiari spesso segnate da crisi profonde.
Tra i dati emersi nel corso della relazione annuale spiccano quelli sulla durata delle unioni finite davanti al tribunale ecclesiastico.
Il matrimonio più breve oggetto di causa di nullità è durato appena un mese, mentre quello più lungo è arrivato a 25 anni. La durata media delle unioni finite davanti ai giudici canonici è invece di cinque anni e otto mesi.
Numeri che confermano come la maggior parte delle crisi esploda nei primi anni di vita matrimoniale, quando emergono incompatibilità, mancanza di maturità o difficoltà ad assumere gli obblighi della vita coniugale, tra i motivi più frequenti alla base delle richieste di nullità matrimoniale secondo il diritto canonico.
Nel suo intervento l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, ha sottolineato la dimensione pastorale del lavoro svolto dal tribunale ecclesiastico.
Secondo il cardinale, il procedimento di nullità non può ridursi a una semplice pratica burocratica o a un percorso tecnico-giuridico.
«Il processo non può essere privo di anima», ha affermato Battaglia, richiamando la necessità che la giustizia ecclesiastica sappia accompagnare il dolore e le ferite delle persone coinvolte.
L’obiettivo, ha spiegato, è tenere insieme verità, giustizia e misericordia, principi che negli ultimi anni la Chiesa ha posto al centro della riforma dei processi matrimoniali canonici.
La relazione inaugurale è stata affidata a Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, uno dei principali organismi giuridici della Santa Sede.
Nel suo intervento il prelato ha richiamato il ruolo dei tribunali ecclesiastici come strumenti di servizio alla verità sul matrimonio e alla tutela della dignità delle persone coinvolte nei procedimenti.
Durante la cerimonia è stato presentato anche un nuovo servizio pastorale destinato alle coppie in crisi: lo Sportello Separati.
Si tratta di un punto di ascolto e accompagnamento pensato soprattutto per coniugi che vivono situazioni di forte conflittualità, con l’obiettivo di offrire supporto umano, spirituale e giuridico.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che dietro ogni causa di nullità non c’è solo un fascicolo processuale, ma una vicenda familiare complessa, spesso segnata da sofferenza, incomprensioni e rotture difficili da elaborare.
I tribunali ecclesiastici si occupano principalmente delle cause di nullità matrimoniale, procedimenti che non sciolgono il matrimonio – come accade con il divorzio civile – ma stabiliscono se il vincolo sacramentale sia stato valido fin dall’inizio.
Tra i motivi più ricorrenti figurano l’esclusione dell’indissolubilità del matrimonio, la mancanza di maturità nel consenso, l’incapacità di assumere gli obblighi coniugali o l’esclusione della prole.
Il lavoro dei giudici canonici, dunque, si colloca in una dimensione a metà tra diritto e pastorale, con l’obiettivo di accertare la verità sul matrimonio celebrato e allo stesso tempo accompagnare le persone nelle situazioni di fragilità familiare.