Maddaloni, dopo 38 anni di violenze, arriva la condanna: domiciliari per il «mostro di famiglia»

In manette un uomo di 62 anni. Il calvario per i familiari era iniziato nel lontano 1986

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Maddaloni- Una vita di soprusi, violenze e paura durata quasi quattro decenni. Ieri sera, per un uomo di 62 anni di Maddaloni, è suonata la campanella della resa dei conti.

I Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’ordinanza di detenzione domiciliare nei suoi confronti, emessa dall’Ufficio di Sorveglianza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che lo ha condannato in via definitiva a 3 anni e 2 mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia.

Un calvario iniziato nel 1986

Non si tratta di un episodio isolato, ma di una lunga scia di abusi che si è protratta per ben 38 anni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le condotte violente e persecutorie dell’uomo sarebbero iniziate nel lontano 1986 e si sarebbero concluse solo nel 2024. Un periodo lunghissimo durante il quale la vittima, o le vittime, hanno vissuto nell’incubo quotidiano all’interno delle mura domestiche.

La svolta e l’esecuzione della pena

Il provvedimento definitivo ha finalmente chiuso il cerchio giudiziario. I militari dell’Arma, dopo aver rintracciato il 62enne nella sua abitazione, lo hanno accompagnato in caserma per gli adempimenti di rito. Al termine delle formalità, per l’uomo si sono aperte le porte della detenzione domiciliare: sconterà la sua pena nella propria residenza, come stabilito dalla sentenza.

La tutela delle vittime, un impegno costante

L’operazione di ieri sera, pur nella sua ordinarietà per i Carabinieri, assume un significato profondo. Rappresenta l’epilogo di un dramma familiare lungo quasi quarant’anni e ribadisce l’importanza del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura nel portare a giudizio i responsabili di reati gravi come i maltrattamenti in famiglia.

Dell’esecuzione del provvedimento è stata informata l’autorità giudiziaria competente, a conclusione di un’attività che mira a garantire giustizia e a tutelare chi è più vulnerabile.

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Fonte REDAZIONE
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