Napoli– Non sono più i “Girati” di una volta, quelli che nel 2011 scatenarono la scissione interna ai Di Lauro e agli Amato-Pagano per conquistare un pezzo di cielo sopra le Vele di Scampia.
Oggi la Vanella Grassi è un’azienda criminale matura, con una struttura piramidale d’acciaio, una rete diplomatica che arriva fino in Spagna e un sistema di “welfare” interno che non conosce crisi. L’ultima ordinanza cautelare, che ha disarticolato i quadri direttivi del clan tra il 2019 e il 2024, restituisce l’immagine di una consorteria capace di rigenerarsi nonostante decenni di arresti e collaborazioni con la giustizia.
Al centro dell’indagine l’associazione di stampo mafioso. Ma tra le pieghe dei faldoni emerge molto di più: una disponibilità illimitata di armi, il controllo ferreo del territorio tra San Pietro a Patierno e Secondigliano e una capacità di intimidazione che soffoca ogni anelito di legalità.
Il Triumvirato: il ritorno dei “Colonelli”
La data spartiacque è il 6 maggio 2020. Quel giorno, quasi in contemporanea, tornano in libertà i tre uomini che avrebbero ripreso in mano le redini del clan: Gaetano Angrisano, Antonio Coppola (noto come “Mille Lire”) e Giuseppe Corcione (detto “Ciccio ’o macellaio”).
Secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Roselli, il primo atto della nuova reggenza fu una missione diplomatica. Angrisano e Corcione si recarono a Mugnano per presentarsi a Marco Liguori, allora vertice degli Amato-Pagano.
«Gaetano Angrisano si presentò come il capo della Vanella – racconta il pentito – e chiarì subito che Antonio Coppola era la stessa cosa sua, stavano allo stesso livello». Era la nascita del nuovo triumvirato. Per sancire l’alleanza, fu organizzato un pranzo al Lotto O, un vertice tra i maggiorenti dei due clan per spartirsi affari e zone di influenza.
Le piazze di spaccio: il monopolio delle Vele e i droni
Il “core business” rimane il traffico di stupefacenti. La Vanella Grassi controlla i punti nevralgici dello spaccio: il Lotto G, il Lotto P (le tristemente note “Case dei Puffi”) e il Lotto M (le Vele).
L’inchiesta documenta l’evoluzione tecnologica del narcotraffico. Nel carcere di Secondigliano, la droga non entra più solo con i metodi tradizionali. Tra luglio e dicembre 2023, il gruppo guidato da Nico Grimaldi, sotto la protezione della Vanella, utilizzava droni per consegnare dosi direttamente nelle celle. Un sistema coordinato dalla madre di Grimaldi, Rita Pitirollo, che dimostra la capacità del clan di infiltrare anche le strutture di massima sicurezza.
Il Welfare della camorra: mesate da 6.000 euro
Ciò che tiene unito il clan non è solo la violenza, ma la “cassa comune”. La Vanella Grassi garantisce ai propri affiliati, liberi o detenuti, uno stipendio fisso: la “mesata”. È un sistema meritocratico al rovescio: più alto è il grado, più ricca è la busta paga.
I collaboratori di giustizia, tra cui Luigi Esposito e Luca Chianese, hanno svelato cifre da capogiro. I vertici del clan percepiscono 6.000 euro al mese. Solo per la famiglia dello storico leader Salvatore Petriccione (detto “Totore ’o marenaro”), il clan sborsa ogni mese 24.000 euro, ripartiti tra il capoclan, i figli Gaetano e Salvatore Jr, e il genero Gaetano Angrisano. Un impegno economico enorme che serve a garantire la “fedeltà criminale” e a evitare nuove defezioni o collaborazioni con lo Stato.
La “Guerra Fredda” interna e l’ascesa di Iazzetta
Non tutto, però, è filato liscio. L’ordinanza ricostruisce tensioni altissime tra Gaetano Angrisano e Paolo Esposito (soprannominato “Paoluccio ’o Porsche”). Esposito avrebbe persino tentato di far uccidere Angrisano per prenderne il posto.
In questo clima di sospetto, emerge la figura di Fabio Iazzetta. Per anni è stato l’uomo nell’ombra, il gestore delle piazze delle Vele e delle Case dei Puffi insieme a Luigi Rosas (“Gino ’o Zuppone”). Iazzetta attendeva il suo momento, sperando che gli arresti dei capi gli aprissero la strada. L’investitura ufficiale è arrivata il 13 dicembre 2023, dopo l’arresto spettacolare di Angrisano, catturato durante la festa di compleanno del figlio. A conferire il comando a Iazzetta è stato, direttamente dal carcere, Salvatore Petriccione Junior: «In quel momento non era rimasto nessuno fuori con il cognome», spiegano i pentiti.
La pista spagnola e lo sgarro ai calabresi
L’inchiesta ha anche una dimensione internazionale. Angrisano si era spinto fino in Spagna per stringere contatti con grossi narcotrafficanti, in particolare con Simone Bartiromo (nickname “Jet”).
Ma l’episodio che meglio descrive la potenza di fuoco e l’arroganza della Vanella Grassi è la rapina di Casavatore. Nell’aprile 2023, i sodali del clan hanno rapinato 20 chili di cocaina a due corrieri calabresi legati alle potenti ‘ndrine della Locride (i Nirta e i Romeo). Quando i calabresi, tramite il clan Contini, hanno chiesto la restituzione del carico, Angrisano si è opposto con forza. Un atto di sfida che poteva innescare una guerra tra cartelli, ma che ha dimostrato come la Vanella si sentisse abbastanza forte da non temere nessuno, nemmeno i giganti della ‘ndrangheta.
Un clan a base familiare
L’ordinanza chiude il cerchio sottolineando come la forza della Vanella Grassi risieda nei legami di sangue. Le relazioni di parentela tra gli Angrisano, i Petriccione e i Coppola non sono solo legami affettivi, ma la spina dorsale di un’organizzazione che la Cassazione ha già definito più volte come una delle più pericolose della Campania. Con disponibilità di armi custodite nei sottoscala dei Lotti e una schiera di spacciatori pronti a essere “stipendiati”, il clan continua a esercitare il suo strapotere criminale, nonostante l’incessante pressione della Procura Antimafia.
Fonte REDAZIONE


















Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti