ECCO CHI SONO I 44 INDAGATI

L’Impero dei fratelli Zagaria: l’ombra lunga di Casapesenna fino grattacieli a Dubai. TUTTI I NOMI

Dalle retrovie delle pizzerie dell'agro aversano ai paradisi fiscali delle Canarie: come Antonio e Carmine Zagaria hanno ereditato e trasformato il regno del boss Michele, tra estorsioni "old school" e sofisticati sistemi di riciclaggio internazionale.
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Napoli – L’inchiesta coordinata dalla DDA di Napoli  e sfociata nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal GIP Fabio Provvisier non è solo un atto giudiziario: è la radiografia di un organismo criminale capace di rigenerarsi, cambiare pelle e parlare lingue diverse, dal dialetto stretto di Casapesenna al linguaggio finanziario dei grattacieli di Dubai.

E’ un resoconto dettagliato di un sistema che per anni ha tenuto in scacco il Casertano, sotto l’egida imperitura del clan Zagaria.

Il silenzio di Michele Zagaria, il “Re di Casapesenna” catturato nel suo bunker nel 2011, non ha mai significato la fine del suo impero. Al contrario, l’ordinanza del GIP Fabio Provvisier scoperchia un vaso di Pandora fatto di nuovi reggenti, “messaggeri” fedeli e insospettabili imprenditori. Al vertice di questa piramide, con il ruolo di direttori d’orchestra del malaffare, siedono i fratelli del boss: Antonio e Carmine Zagaria.

La Regency dei Fratelli: “Les Parfums” e il “Caffè Sofia”

Nonostante i lunghi anni di detenzione e la pressione costante dello Stato, Antonio e Carmine Zagaria sono indicati come i nuovi volti della reggenza. Secondo le accuse, i due avrebbero trasformato esercizi commerciali apparentemente banali in vere e proprie centrali operative.

Carmine aveva il suo quartier generale nel negozio “Les Parfums” di San Marcellino, mentre Antonio gestiva le fila dal “Caffè Sofia” di Castel Volturno. Da qui partivano gli ordini: estorsioni, controllo del territorio e la gestione della “cassa comune”, rimpinguata con il sangue delle imprese locali.

Carlo Bianco: Il “Manager” del Clan

Se i fratelli Zagaria sono la mente, Carlo Bianco è il braccio armato e imprenditoriale. Un profilo poliedrico: organizza le estorsioni, gestisce l’imposizione delle slot machine, coordina la compravendita di terreni e, quando serve, nasconde le armi con l’aiuto di Paolo Martino e Francesco Diana.

Bianco non si limita al crimine di strada; usa il suo autonoleggio, la “Li.Ca. Rent” di Villa di Briano, come un salotto criminale dove incontrare esponenti delle altre fazioni (Schiavone e Bidognetti) per dividersi la torta del territorio.

Il braccio operativo: messaggeri, autisti e sentinelle

Il clan si regge su una rete di fedelissimi dai ruoli precisi. Giuseppe Granata e Antonio De Rosa sono i referenti diretti di Bianco, operando in simbiosi per il controllo capillare della zona. Granata, in particolare, fungeva da “ponte” tra le diverse anime del sodalizio, collaborando persino con i vertici degli Schiavone prima di tornare all’ovile degli Zagaria.

Poi ci sono i “fanti”: Giovanni Riccio, autista e factotum di fiducia di Bianco, e Andrea Bortone, la “sentina” addetta a individuare i commercianti da taglieggiare. Un ruolo chiave è svolto dai messaggeri: Angelo Antonio Salviati e Francesco Adinolfi.

Quest’ultimo, figlioccio di Antonio Zagaria e titolare formale del “Caffè Sofia”, portava i “pizzini” con le disposizioni dei capi, mentre Salviati metteva a disposizione la sua pizzeria “Eclisse” a Trentola Ducenta per i summit camorristici, specialmente durante le restrizioni del periodo Covid.

L’affare delle slot: Il marchio “Carlo Bianco”

Il settore del gioco d’azzardo legalizzato è stato letteralmente cannibalizzato. Giacomo Penna e Biagio Vallefuoco, titolari della “Seven Slot Srls”, sono accusati di aver piazzato i loro apparecchi nei bar della zona non con la qualità dei prodotti, ma “spendendo” il nome di Carlo Bianco.

Chi resisteva, come il titolare dell’Havana Club a Casal di Principe, veniva estromesso con la forza dell’intimidazione mafiosa. Un sistema di concorrenza sleale che garantiva al clan entrate costanti e pulite.

La “Cassa” e il riciclaggio: dal caseificio ai rifiuti

Il denaro sporco deve girare. Filippo Capaldo (nipote degli Zagaria e già condannato come capo del clan) è l’architetto finanziario. Insieme a Alfonso Ottimo (commerciante di San Marcellino) e Ivano Balestriere (imprenditore dei rifiuti), gestiva i flussi di cassa.

Un caso eclatante riguarda la ISVEC Srl, società di gestione rifiuti: secondo l’accusa, Franco Lombardi agiva come amministratore di fatto nell’interesse di Capaldo e Ottimo, infiltrandosi nella pubblica amministrazione e nei comuni del Casertano, come Mondragone, per aggiudicarsi appalti strategici.

Sul fronte commerciale, spicca l’intestazione fittizia del “Caseificio Vella” a Bellona, gestito da Rolando D’Angelo (il mastro casaro) ma finanziato da Bianco e intestato al prestanome Armando Iaiunese.

Terrore nelle campagne: la guerra per i terreni

Le estorsioni non risparmiano l’agricoltura. I fratelli Mario e Michele Diana sono stati costretti a sborsare 60.000 euro per l’acquisto di un fondo a Castel Volturno. Ma l’episodio più inquietante riguarda Giovanni Diana (alias “Giannino o pazz”): raggiunto da un commando composto da Bianco, Francesco Diana e Antonio Pagano, è stato speronato e fatto oggetto di colpi d’arma da fuoco perché voleva acquistare un terreno su cui aveva messo gli occhi Michele Nobis, cugino degli Zagaria. Messaggio ricevuto: il mercato immobiliare lo decide il clan.

La “macelleria sociale” del Jolly Market

Forse l’episodio più odioso è l’estorsione ai danni di una dipendente, G.M., macellaia del supermercato Jolly Market (formalmente di V. C. e A.D. I, ma di fatto degli Zagaria). Dopo aver vinto una causa di lavoro che le riconosceva 130.000 euro di stipendi non pagati, la donna è stata costretta ad accettarne solo 50.000. Il suo stesso avvocato, Biagio Sagliocco (che figura tra i 44 indagati), è accusato di aver fatto da intermediario per conto di Carmine Zagaria, prospettandole i rischi di mettersi contro “gente particolare”.

La pista internazionale: Dubai e Tenerife

Il clan ha orizzonti larghi. Filippo Capaldo è accusato di aver schermato la proprietà di un immobile di lusso a Dubai (Aykon City) intestandolo a Vincenzo Pellegrino. L’obiettivo? Rivenderlo per reinvestire i proventi in un lounge bar a Tenerife, l'”Enza Oro Café”, gestito dalla moglie di Capaldo ma finanziato con i soldi del clan attraverso un complesso giro di bonifici e finte caparre orchestrato con l’aiuto di Armando Orlando (legato al clan Polverino).

Droga e usura: Il “Core Business” che non muore

Non manca il traffico di stupefacenti. Carlo Bianco e Pasquale Padulo avrebbero gestito un traffico di cocaina, hashish e marijuana con fornitori calabresi (Giuseppe e Pasquale Albano), rifornendo le piazze di Vairano Patenora (gestita da Aldo Bianco e Antonio Gammardella) e del Casalese.

Infine, l’usura: Carmine Zagaria e Carmine Iavarone avrebbero strozzato P.C. con tassi d’interesse da capogiro (1.200 euro di interessi su 5.000 euro di capitale in soli 50 giorni), alimentando ulteriormente la cassa detenuta da Alfonso Ottimo.

Ecco chi sono i 44 indagati

ADINOLFI Francesco, nato a Villaricca (NA) il 09.11.1983 CARCERE

ALBANO Giuseppe, nato a Rosarno (RC) il 20.11.1969

ALBANO Pasquale, nato a Taurianova (RC) l’18.10.1992

AMATA Emiliano, nato a Napoli il 18.12.1971

BALESTRIERE Ivano, nato a Lacco Ameno (NA) il 29.04.1983 ARRESTI DOMICILIARI

BIANCO Aldo, nato a Santa Maria Capua Vetere (CE) l’11.07.1993 CARCERE

BIANCO Carlo, nato a Villaricca (NA) il 25.04.1984 CARCERE

BORTONE Andrea, nato ad Aversa (CE) il 24.03.1981 CARCERE

CAPALDO Filippo, nato a Caserta il 17.12.1977 CARCERE

CAPEZZUTO Vanessa, nata a Langenfeld (GER) il 18.08.1988

CATALANO Giuseppe, nato ad Aversa (CE) il 06.10.1984

CECORO Nicola, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 05.05.1971

D’AIELLO Umberto, nato a Napoli il 07.09.2001

D’ANGELO Rolando, nato a Capua (CE) il 09.02.1985 CARCERE

DE ROSA Antonio, nato a Caserta il 24.04.1982 CARCERE

DIANA Francesco, nato ad Aversa (CE) il 10.12.1977

GAMMARDELLA Antonio, nato a Teano (CE) il 16.12.1976

GAROFALO Nicola, nato a Frignano (CE) il 25.10.1963

GRANATA Giuseppe, nato a Villaricca (NA) il 09.02.1983 CARCERE

IAIUNESE Armando, nato ad Aversa (CE) il 26.11.1982 ARRESTI DOMICILIARI

IANUARIO Biagio, nato a Capua (CE) il 07.10.1977 CARCERE

IAVARONE Carmine, nato a San Marcellino (CE) il 05.03.1956. CARCERE

LANZA Antonio, nato a Lusciano (CE) il 27.01.1976

LOMBARDI Franco, nato a Caserta il 29.04.1973. CARCERE

MAISTO Carmine, nato a Napoli il 22.08.1987

MARTINO Paolo, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 18.03.1973

NATALE Massimo, nato a Caserta il 07.05.1972

NOBIS Michele, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 02.11.1959

ORLANDO Armando, nato a Marano di Napoli (NA) il 20.01.1946

OTTIMO Alfonso, nato a Singmaringen (GER) il 05.12.1965 CARCERE

PADULO Pasquale, nato a Caserta il 20.05.1983. CARCERE

PAGANO Antonio, nato ad Aversa (CE) il 24.09.1989

PELLEGRINO Carlo, nato a Villa di Briano (CE) il 24.08.1957 ARRESTI DOMICILIARI

PELLEGRINO Vincenzo, nato a Villa di Briano (CE) il 04.12.1970

PENNA Giacomo, nato ad Afragola (NA) il 13.01.1971 CARCERE

PEZZELLA Nicola, nato a Casal di Principe (CE) il 10.12.1963

RICCIO Giovanni, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 13.06.1994 CARCERE

SAGLIOCCO Biagio, nato a Aversa (CE) il 16.06.1976 ARRESTI DOMICILIARI

SALVIATI Angelo Antonio, nato ad Aversa (CE) il 09.06.1982 CARCERE

SARRACINO Luigi, nato a Napoli il 17.03.1978

TORTORELLI Pietro, nato a Napoli il 12.06.1992

VALLEFUOCO Biagio, nato a Villaricca (NA) l’11.09.1974 CARCERE

ZAGARIA Antonio, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 29.06.1962 CARCERE

ZAGARIA Carmine, nato a San Cipriano d’Aversa (CE) il 27.05.1968 CARCERE

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