

La maglietta per il piccolo Domenico
Quando la bara bianca ha varcato il portone del Duomo, la cattedrale era già colma. Migliaia di persone hanno atteso l’arrivo del piccolo Domenico, due anni e quattro mesi, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore. Un intervento segnato da un errore nel trasporto dell’organo, risultato congelato.
Fuori dalla chiesa, la strada era transennata per consentire il passaggio del carro funebre e garantire la sicurezza. Oltre le barriere, una folla composta e silenziosa ha accolto il feretro con un lungo applauso. Un applauso che si è ripetuto all’ingresso in chiesa, mentre la bara veniva portata a spalla anche dal padre, Antonio.
Tra la folla, decine di t-shirt bianche con la foto del bambino mentre abbraccia un peluche a forma di cuore. Sotto l’immagine, una scritta semplice e potente: “Il nostro guerriero”. Un simbolo diventato il segno tangibile di una comunità ferita.
La madre, Patrizia, è stata accolta all’arrivo da un lungo abbraccio del sindaco di Nola, Andrea Ruggiero. Scene di dolore composto, lacrime trattenute, mani giunte in preghiera.
Presenti alla camera ardente e alla cerimonia funebre il sindaco di Napoli e della Città metropolitana, Gaetano Manfredi, che ha parlato di «un momento molto doloroso per tutta la comunità campana».
«Adesso è il momento del cordoglio e della sobrietà. Ci vuole grande rispetto per il dolore della famiglia, poi le responsabilità andranno valutate nelle sedi opportune», ha dichiarato.
Il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, ha proclamato il lutto cittadino per la giornata delle esequie.
I funerali sono stati celebrati alle 15 dal vescovo di Nola, Francesco Marino, alla presenza dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia.
Una celebrazione segnata da raccoglimento e commozione, in una cattedrale unita nel dolore.