Il Monaldi avrebbe ignorato la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia di Domenico Caliendo, il bambino morto a due anni dopo il trapianto del 23 dicembre scorso. A sostenerlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, che in una lettera aperta denuncia il mancato riscontro dell’ospedale alla proposta di componimento stragiudiziale inviata dopo i funerali del piccolo.
La richiesta, secondo quanto riferito dal legale, ammonta a 3 milioni di euro. Ma il punto, sostiene la difesa, non sarebbe solo economico: al centro della denuncia ci sono il silenzio dell’azienda ospedaliera e un rapporto con la famiglia definito privo di umanità già durante tutta la fase clinica della vicenda.
Il fronte del risarcimento
Nella lettera, Petruzzi spiega di aver tentato la via extragiudiziale per evitare ai genitori un ulteriore trauma, mentre è già aperto il procedimento penale sulla morte del bambino. La proposta, inviata via Pec all’Azienda Ospedaliera dei Colli, sarebbe però rimasta senza risposta entro il termine indicato dalla famiglia.
Il legale rivendica la legittimità della richiesta risarcitoria e sottolinea che il risarcimento è un diritto autonomo rispetto all’accertamento delle responsabilità penali. Per la famiglia, dunque, la strada del giudizio civile non sostituisce la ricerca della verità giudiziaria, ma rappresenta un piano distinto di tutela.
L’affondo contro il Monaldi
L’attacco al presidio napoletano è durissimo. Secondo Petruzzi, il comportamento della struttura sarebbe rimasto “indifferente” anche dopo la morte di Domenico, con una gestione dei rapporti con i genitori ritenuta opaca e istituzionalmente sorda.
Nel mirino finisce anche un episodio che la famiglia avrebbe vissuto con sconcerto: mentre sulla proposta di risarcimento sarebbe calato il silenzio, dai vertici del Monaldi sarebbe arrivato l’invito a piantare un albero in memoria del bambino all’interno dell’ospedale. Un gesto giudicato dalla difesa inadeguato e fuori luogo rispetto alla gravità della vicenda.
Appello a Fico
Nella stessa lettera il legale chiama in causa il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, chiedendo un intervento sui vertici dell’ospedale. La famiglia sollecita l’esercizio dei poteri di vigilanza e controllo sulle aziende sanitarie regionali e chiede di valutare con urgenza la posizione dell’attuale dirigenza dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.
La richiesta politica è esplicita: dimissioni della dirigenza del Monaldi. Una linea che si inserisce in un quadro già molto teso, dopo che la Regione ha disposto un’ispezione straordinaria e parlato di un quadro “estremamente preoccupante” emerso dai primi accertamenti.
L’inchiesta resta aperta
La vicenda di Domenico Caliendo è già al centro di una complessa inchiesta giudiziaria. Il bambino era morto il 21 febbraio, dopo due mesi di ricovero seguiti al trapianto di un cuore danneggiato eseguito il 23 dicembre al Monaldi, unico centro campano per questo tipo di cardiochirurgia pediatrica.
Negli ultimi giorni sono emersi nuovi elementi investigativi sulle fasi dell’intervento, sui tempi dell’espianto e sull’arrivo dell’organo da Bolzano a Napoli. L’indagine, inoltre, si è allargata anche a presunte incongruenze nella documentazione clinica e alla gestione complessiva del percorso sanitario che ha portato alla morte del piccolo.
La linea della famiglia
La famiglia Caliendo-Mercolino, attraverso il suo legale, insiste su un punto preciso: non cerca una compensazione simbolica, ma giustizia, responsabilità e rispetto istituzionale. Da qui la scelta di rendere pubblica la denuncia e di trasformare il caso non solo in una battaglia giudiziaria, ma anche in una questione di trasparenza nella sanità campana.







Commenti (1)
Mi sembra una vicenda molto grave ma raccontata con troppo silenzio istituzionale; la famiglia insistono per verità e risarcimento, però l’ospedale non ha risposto e ha propost0 cose fuori luogo come piantareun albero. La documentazzione pare confusa, i tempi non corrispondo e la comunicazion è stata freddda, priva di umanità e spiegazzioni chiare.