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Iran, l’enigma Mojtaba Khamenei: il paradosso del potere ereditario e l’attentato israeliano

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L’Iran contemporaneo è contraddistinto da un perpetuo versus che vede come protagonisti da una parte i chierici (che “islamizzarono” l’esperienza rivoluzionaria che nel 1979 pose fine, dopo 38 anni, all’egemonia dello Shah Mohammad Reza Pahlavi) e dall’altra la classe militare.

Mojtaba Khamenei, terzo Rahbar (Leader della Rivoluzione, Guida suprema), nato nel 1969 in quel di Mashhad, ha saputo, nel corso del suo percorso esistenziale, coltivare rapporti estremamente proficui con entrambe le fazioni. E potendo egli vantare, da ben quattro lustri, un certo peso specifico in termini “sistemici”, è stato conseguentemente percepito come un candidato unificante.

Ma la sua nomina è innegabilmente figlia di un manifesto paradosso : la rivoluzione avutosi nel 1979 prendeva le mosse da un convinto rifiuto di qualsivoglia pratica di trasmissione ereditaria del potere.

Ragion per cui la figura dell’enigmatico Mojtaba Khamenei, figlio del precedente ayatollah Ali Khamenei, ad oggi, ispira un comprensibile scetticismo negli osservatori internazionali in virtù dei suoi contorni oscuri, indecifrabili. La guerra non ha risparmiato la sua consorte Zahra Haddad Adel. Lui, il 28 febbraio, è rimasto ferito in seguito ad un tentativo di assassinio di marca israeliana.

 Luca De Crescenzo

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