Per decenni, la mappa criminale di Napoli è stata disegnata con la polvere da sparo e tracciata col sangue. Da una parte il clan Mazzarella, egemone nel cuore pulsante e nella zona est della città e in parte del centro storico; dall’altra l’Alleanza di Secondigliano, con i Licciardi trincerati nella loro roccaforte della Masseria Cardone.
Due mondi incompatibili. Due galassie destinate, per statuto non scritto della camorra, a farsi la guerra o, al massimo, a sopportarsi in una gelida guerra fredda. Eppure, il denaro non ha odore. E soprattutto, il denaro digitale non ha confini.
L’indagine della dda di Napoli sul business delle truffe bancarie culminata nell’ordinanza cautelare della scorsa settimana , firmata dal gip Luca Della Ragione, che ha portato in carcerev 12 persone e altre 4 ai domiciliari, non è la solita cronaca di piazze di spaccio o di estorsioni ai commercianti.
È una notizia esplosiva perché certifica un salto evolutivo spaventoso: la camorra tradizionale, quella dei vicoli e delle “stese”, ha scoperto il fascino discreto, pulito e immensamente redditizio del cyber-crimine e delle frodi bancarie. E per farlo, ha dovuto stringere un patto contro natura.
Le microspie degli investigatori ci restituiscono una realtà inedita: i Mazzarella, per entrare nel business dei bancomat clonati, del phishing e dei conti correnti prosciugati, si sono dovuti sedere al tavolo con i loro nemici storici. I Licciardi, infatti, detengono il monopolio dei dati bancari. Sono loro i “broker” informatici della città.
Ciò che emerge dalle intercettazioni è un affresco inquietante e a tratti surreale. Boss che parlano di fidelity card, di acquisti online attraverso una nota catena di elettronica, di tassi di conversione e di “pacchetti” di codici fiscali, come fossero spregiudicati manager della Silicon Valley.
Ma le dinamiche restano quelle, feroci e paranoiche, del “Sistema”: autisti che devono controllare che gli scagnozzi non rubino la cassa, guardaspalle terrorizzati dalle sirene della polizia, e vecchi boss che, di fronte a questa alleanza tra clan rivali, gridano allo scandalo appellandosi alle regole d’onore della vecchia malavita.
Ci sono le voci, i litigi e le trattative sul prezzo delle carte clonate. E’ il racconto di come la criminalità organizzata sceglie le sue vittime (preferendo la provincia ai grandi centri urbani per eludere i controlli) e come ricicla all’istante i vostri risparmi.
C’è anche un organigramma dei ruoli e un “dizionario” per decodificare il nuovo gergo criminale. Perché per difendersi dalle nuove mafie, bisogna prima capire come hanno imparato a svuotarci le tasche senza nemmeno estrarre la pistola.
La trattativa serrata tra i Mazzarella e i Licciardi
La trattativa è stata serrata. L’obiettivo del gruppo Mazzarella era acquistare un lotto di 50 carte, ma Gennaro Cuomo o’ spillo ha imposto le sue regole, costringendo Evangelista ad accollarsi un “pacchetto chiuso” da 90 carte. Il prezzo? Cento euro al pezzo. Un investimento da 9mila euro che il clan decide di rateizzare.
Dalle ambientali emerge la contabilità spicciola della truffa: Evangelista ha versato 5mila euro in contanti come anticipo. I restanti 4mila verranno consegnati l’indomani.
Le regole d’oro del cyber-riciclaggio
Il gruppo di Ciro Mazzarella ha i capitali e la manovalanza, ma pecca di inesperienza nel settore informatico. A fare da “tutor” aziendale è lo stesso fornitore, Gennaro Cuomo. Durante l’incontro alla Birreria, o’ spillo detta le regole d’ingaggio per non farsi scoprire.
Il consiglio tassativo, riportato da Evangelista ai familiari, è fuggire dai grandi centri urbani. Vietato operare a Milano o nelle grandi metropoli dove l’allerta antifrode è massima e le telecamere coprono ogni angolo. Bisogna preferire la provincia profonda, i piccoli paesi dove si può «lavorare senza subire particolari imprevisti di alcun genere». Una direttiva che i Mazzarella seguiranno alla lettera, organizzando trasferte nel Nord-Est, come accerteranno gli inquirenti documentando le truffe in Veneto.
Ma l’intuizione criminale più raffinata suggerita da Cuomo riguarda il riciclaggio immediato dei proventi. Oltre ai prelievi contanti agli sportelli ATM, bisogna comprare fidelity card della grande distribuzione.
Evangelista lo spiega bene ai suoi, svelando il meccanismo del riacquisto:
«Facciamo l’esempio di una card del valore di 100 euro… Gennaro Cuomo ce la ricompra pagandola 70 euro».
Un “taglio” del 30% che garantisce al gruppo di monetizzare all’istante, eliminando il rischio di dover piazzare merci fisiche (televisori, smartphone) acquistate fraudolentemente.
La mappa dei ruoli: autisti, prelevatori e controllori
L’organizzazione logistica è maniacale. Ciro Mazzarella struttura la sua “batteria” per evitare ammanchi interni. Marco Ostroschi (zAnna bianca) è designato come l’esecutore materiale. È lui il “gancio” dell’affare, e per questo Ciro, pur nutrendo diffidenza nei suoi confronti, riconosce che deve partecipare alle trasferte (e ai guadagni). Sarà Ostroschi ad andare agli ATM e ad acquistare fisicamente le fidelity card (come accadrà alla catena Mediaworld di Vicenza).
Evangelista e Salvatore Quintiliano (i due generi del boss) hanno un duplice compito. Ufficialmente affittano e guidano le auto a noleggio per gli spostamenti. Ufficiosamente, sono i controllori. Devono scortare Ostroschi, guardargli le spalle per verificare «un’eventuale presenza di personale della polizia giudiziaria» e, soprattutto, custodire il denaro contante per evitare che zAnna bianca si intaschi una cresta non concordata.
Il terrore di chi sta al telefono
Ma il ruolo più delicato, il vero “collo di bottiglia” dell’operazione, è il centralinista. È colui che deve chiamare le vittime, spacciarsi per operatore bancario e farsi consegnare il PIN. È il ruolo più esposto alle indagini.
Evangelista prova a reclutare un nipote di Ostroschi, promettendogli «una generosa percentuale sui ricavi». Ma il ragazzo è terrorizzato: un suo amico è appena stato arrestato e lui teme di essere già sotto la lente della polizia giudiziaria. Rifiuta l’incarico.
Per ovviare al problema, l’organizzazione cambia in corsa. Il boss Ciro pensa di affidare l’incarico proprio al genero, Salvatore Quintiliano, per un motivo ben preciso: è considerato «capace di esprimersi in corretto italiano», dote fondamentale per raggirare i correntisti al telefono. Ma prima di operare, decreta il boss, Quintiliano dovrà fare «un tirocinio con un esperto». La truffa non ammette dilettanti.
2. continua







Commenti (1)
Articolo interessante ma troppi particolari confusi, sembra un rapporto troppo tecnico e poco chiaro; i nomi sonno mischiati, le cifre non quadrrano e la sequenza operativa e descritta senza ordine Non capisco come le forze dell ordine reagiranno, e sembra che i clanhanno trovato un modo troppo sofisticatto: bancomatclonati, fidelitycard e conti correntii, forse sbaglio