

L'ospedale Cotugno di Napoli
Napoli – Non si ferma l’ondata di epatite A che sta attraversando la Campania. Il quadro epidemiologico aggiornato a mercoledì 25 marzo delinea una situazione definita “stazionaria” ma di estrema vigilanza. Il fulcro dell’emergenza resta l’ospedale Cotugno di Napoli, centro di riferimento per le malattie infettive, dove solo nel mese di marzo si sono registrati 73 ricoveri, con cinque pazienti attualmente assistiti in pronto soccorso.
Il virus non risparmia le altre province. La situazione più delicata si registra nel Casertano, con oltre 50 casi e un picco localizzato nel comune di Sessa Aurunca. Segue il Salernitano con circa 25 contagi: qui l’allerta è massima, tanto che a Sala Consilina sono state già imposte restrizioni nelle mense scolastiche, vietando il consumo di frutta fresca per gli studenti a scopo precauzionale.
Numeri più contenuti, ma comunque monitorati con attenzione, si registrano nelle zone interne: una decina di positivi sia nell’area di Avellino che nel Sannio.
Per arginare la diffusione del virus, il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. All’incontro, svoltosi in piena sintonia con il presidente della Regione Roberto Fico, hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine, i rappresentanti delle Asl e il Dipartimento Salute.
La strategia d’urto definita durante il vertice si muove su tre binari:
Monitoraggio costante dei flussi epidemiologici;
Potenziamento della campagna vaccinale su tutto il territorio regionale;
Gestione dei posti letto attraverso un coordinamento stretto tra le strutture ospedaliere campane.
Mentre i medici lavorano nei reparti, i Nas sono impegnati sul campo per risalire all’origine del focolaio. Sono in corso campionamenti capillari per individuare eventuali partite di cibo contaminate. Una task force dedicata sta setacciando mercati, locali pubblici e l’intera filiera distributiva per contrastare l’abusivismo alimentare e garantire il rispetto dei più rigidi standard igienici.
L’attenzione resta alta, in attesa che i controlli sui campioni prelevati possano fornire risposte definitive sulla causa scatenante di questo focolaio.