Corruzione e fondi neri nel settore IT: indagato Cristiano Rufini, prossimo patron della Salernitana

Il terremoto giudiziario che lo scorso ottobre aveva travolto i vertici di Sogei non era che la punta dell’iceberg.
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Il terremoto giudiziario che lo scorso ottobre aveva travolto i vertici di Sogei non era che la punta dell’iceberg. La Procura di Roma ha aperto un nuovo, vasto filone investigativo che punta dritto al cuore tecnologico e militare dello Stato.

Ventisei indagati, perquisizioni presso il Ministero della Difesa, Terna, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Polo Strategico Nazionale: le accuse, a vario titolo, sono pesantissime e vanno dalla corruzione al riciclaggio, fino alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite.

Il coinvolgimento di Cristiano Rufini

In questo nuovo scenario emerge la figura di Cristiano Rufini, imprenditore di primo piano nel settore tecnologico e attuale numero uno di Olidata. Rufini, che attraverso la holding Antarees srl era segnalato come vicinissimo all’acquisizione della Salernitana, figura nell’elenco delle 26 persone finite sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati capitolini.

L’attenzione degli inquirenti si starebbe concentrando su presunte anomalie nelle commesse per la sicurezza e la cybersicurezza, settori in cui le sue società operano da leader. Per gli inquirenti, il meccanismo ricalcherebbe quello già emerso con l’arresto dell’ex dg di Sogei, Paolino Iorio, volto a pilotare la gestione dei contratti informatici attraverso rapporti privilegiati tra pubblico e privato.

Fondi neri e orologi di lusso

Il decreto di perquisizione di 28 pagine, firmato dai pm Giuseppe Cascini e Lorenzo Del Giudice, delinea un “articolato sistema criminale”. Secondo l’accusa, il gruppo guidato dall’imprenditore Francesco Dattola (Nsr s.r.l.) avrebbe creato ingenti fondi neri tramite un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti.

Questi capitali sarebbero serviti non solo per pagare tangenti dirette, ma anche per alimentare un mercato parallelo di orologi di lusso, utilizzati come merce di scambio per “comprare” la benevolenza di dirigenti e ufficiali. L’obiettivo era chiaro: ottenere informazioni riservate sui capitolati di gara prima della loro pubblicazione ufficiale per cucire i bandi su misura per le imprese amiche.

Divise e colletti bianchi nel mirino

L’indagine non risparmia i vertici militari. Tra i nomi eccellenti figurano ufficiali della Marina e dell’Aeronautica, come Antonio Angelo Masala, accusato di aver manipolato le gare del Polo Strategico Nazionale a favore della società Innovery Spa.

Sotto inchiesta anche alti ufficiali come il generale Francesco Modesto e il colonnello Fabio Cesare. Le indagini della Guardia di Finanza puntano a ricostruire anche i canali di influenza che avrebbero permesso avanzamenti di carriera sospetti, lambendo indirettamente anche il mondo della politica, sebbene alcuni esponenti citati nelle carte abbiano già smentito categoricamente ogni coinvolgimento illecito, parlando di “normale attività istituzionale”.

La genesi: dal “caso Iorio” ai nuovi sviluppi

Tutto nasce dalle ammissioni e dai sequestri seguiti all’arresto di Paolino Iorio, sorpreso l’anno scorso a intascare una mazzetta da 15mila euro. Il patteggiamento a tre anni dell’ex numero due di Sogei ha aperto uno squarcio su un sistema di “servizi e favori” che coinvolgerebbe giganti della produzione digitale e infrastrutturale.

Il Ministero della Difesa ha dichiarato pieno supporto all’autorità giudiziaria, sottolineando come l’inchiesta sia partita proprio da una segnalazione interna al Dicastero. Ora, con l’iscrizione nel registro degli indagati di figure come Rufini e altri big dell’informatica, la magistratura mira a smantellare quello che appare come un vero e proprio cartello degli appalti hi-tech.

1. Il “Bando su Misura”: La manipolazione dei capitolati

L’accusa più circostanziata riguarda la turbativa d’asta. Secondo i PM, alcuni dirigenti pubblici avrebbero consegnato agli imprenditori le bozze dei capitolati tecnici prima della loro pubblicazione ufficiale.

Il caso RFI: Il manager Riccardo Barrile avrebbe passato a Francesco Dattola (Nsr srl) i documenti riservati di una gara, permettendo all’imprenditore di “apportare modifiche” per rendere i requisiti tecnici perfettamente sovrapponibili alle capacità della propria azienda.

L’obiettivo: Escludere di fatto la concorrenza attraverso barriere tecnologiche che solo le ditte “amiche” potevano soddisfare.

2. Il Meccanismo dei “Fondi Neri” e il Riciclaggio

Per alimentare il giro di mazzette senza lasciare tracce contabili dirette, le società coinvolte avrebbero utilizzato un sofisticato schema di frode fiscale:

Fatture per operazioni inesistenti (FOI): Venivano emesse fatture per servizi mai prestati tra diverse società (tra cui la Tron Group Holding). Questo permetteva di “scaricare” costi fittizi e accumulare grandi riserve di denaro contante.

Autoriciclaggio: Quel denaro, una volta “pulito” attraverso il giro di fatture, veniva reinvestito per corrompere altri funzionari o per acquisire nuove quote di mercato, alterando la libera concorrenza.

3. La “Moneta” della Corruzione: Orologi di lusso e favori

Non solo contanti. L’inchiesta evidenzia come la corruzione viaggiasse su canali alternativi per sfuggire ai controlli antiriciclaggio:

Beni di lusso: Viene contestato lo smercio su mercati paralleli di orologi di prestigio (Rolex e altri marchi di alta gamma), utilizzati come doni per “oliare” i meccanismi decisionali dei vertici di Difesa, Terna e RFI.

Favori di carriera: Un filone particolarmente delicato riguarda le promozioni pilotate. Si ipotizza che l’accesso ai vertici dell’Aeronautica per alcuni indagati fosse mediato da “uomini chiave” (come Spalletta) capaci di influenzare le decisioni istituzionali in cambio di fedeltà nelle future assegnazioni di appalti.

4. Il ruolo di Cristiano Rufini e Olidata

Per quanto riguarda l’imprenditore Cristiano Rufini, l’ipotesi investigativa si concentra sul traffico di influenze illecite e sulla corruzione.

Essendo Olidata un player fondamentale nei contratti con la Pubblica Amministrazione e partner di giganti come Red Hat, gli inquirenti sospettano che Rufini possa aver fatto parte del network di relazioni finalizzato ad assicurarsi “una rilevante porzione nel mercato di settore”.

Si indaga sulla natura dei rapporti tra le sue holding (Antarees) e i mediatori che garantivano l’accesso ai tavoli tecnici del Ministero della Difesa e del Polo Strategico Nazionale.

5. Il Polo Strategico Nazionale (PSN) nel mirino

Le accuse toccano anche l’infrastruttura cloud più critica del Paese. L’ufficiale Antonio Angelo Masala è accusato di aver “asservito la propria funzione” agli interessi privati di società come Innovery Spa.

In questo caso, l’accusa è di aver manipolato il catalogo dei servizi del PSN: decidere quali servizi inserire nel catalogo significa determinare chi può vendere tecnologia allo Stato per i prossimi anni.

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Commenti (1)

Speriamo che la magistratura faccian chiarrezza ma l’articolo lasa troppi dubbi, troppe parti confuse e nomi mescolatti. Inquesto caos tecnologgico e militare saran tante ripercusssioni sulle forniture e sulla fiducia pubblica; ci v0lgliono documenti, numeri e trasparenza, non polemiche a sensazionalismo.

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