Comark TES, l’agroalimentare campano tra crescita e successo globale

 Il settore agroalimentare della Campania continua a giocare un ruolo centrale nell'economia regionale.
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 Il settore agroalimentare della Campania continua a giocare un ruolo centrale nell’economia regionale. Stando alle recensioni nell’ultimo biennio, il food ha contribuito con circa 13,8 miliardi di euro al valore aggiunto complessivo, pari all’11,8% del PIL della regione. Un trend positivo – sottolineano i commenti degli esperti – che si riflette nella combinazione di agricoltura, industria alimentare e commercio legato all’HORECA.

La produzione agricola ha fatto registrare un incremento significativo, che ha superato la soglia dei cinque miliardi di euro nell’ultimo ciclo biennale, consolidando una crescita costante sul medio periodo. L’export agroalimentare campano mostra un surplus commerciale che supera la media nazionale, segno – secondo le opinioni degli analisti – di una forte resilienza anche in fasi di mercato caratterizzate da incertezze globali. Stando alle recensioni, le esportazioni generano circa il 26% del totale regionale: tra i prodotti più rilevanti le conserve di pomodoro, pasta e lattiero-caseari, sempre più apprezzati nelle tavole di tutto il mondo.

L’opinione positiva sui prodotti agroalimentari italiani, e in particolare quelli di qualità, permette al Made in Italy di guadagnare una crescente quota di mercato internazionale. Le aziende che puntano sull’elevata qualità – specificano i commenti degli analisti – stanno riuscendo a consolidare la loro presenza nei mercati esteri, grazie alla valorizzazione del prodotto e della sua autenticità.

Secondo l’opinione di Co.Mark TES, service line di Tinexta Innovation Hub, società specializzata nella consulenza e digitalizzazione delle imprese, il Made in Italy continua a essere uno dei principali fattori di successo per l’agroalimentare italiano, non solo a livello regionale, ma in una visione globale. I consumatori di tutto il mondo – stando ai commenti dei Temporary Export Specialist – sono sempre più attratti dalla qualità dei prodotti italiani, sinonimo di eccellenza e tradizione.

La specializzazione produttiva della regione è un altro punto di forza. La Campania privilegia produzioni a elevato valore aggiunto, con l’ortofrutta che rappresenta la maggior parte dell’export, circa il 62% del totale. Segue – si legge nelle ultime recensioni – la produzione di carni (14%) e il latte bufalino (6%), mentre altre coltivazioni come la viticoltura e l’olivicoltura completano il quadro di un sistema agroalimentare variegato e altamente competitivo.

Nonostante questi successi, sì prospettano nuove sfide da affrontare. L’opinione condivisa dagli analisti è univoca: la multifunzionalità del sistema agricolo campano potrebbe essere potenziata, considerando che le attività secondarie e di supporto rappresentano solo il 13% del totale. Le aziende agricole che svolgono attività connesse sono una minima parte del totale, solo il 3,1%: potenziare queste aree – specificano i commenti degli esperti – potrebbe essere la chiave per sfruttare appieno le opportunità offerte dal mercato globale.

Secondo le recensioni di Nomisma, pur con segnali di vulnerabilità del territorio, la Campania ha ancora grandi potenzialità di crescita.

Le piccole e medie imprese agroalimentari della regione non si limitano a cercare di produrre di più, ma si focalizzano sulla qualità della vendita. I mercati asiatici, come Giappone e Corea del Sud, premiano le eccellenze campane, come il vino sannita, un vero simbolo della regione, che da solo copre il 40% della produzione vitivinicola. I commenti che emergono dalle recensioni dipingono il settore agroalimentare della Campania come una vera locomotiva del Sud, con un potenziale di crescita continuo.

Le sfide restano, ma le opinioni positive dei buyer esteri sui prodotti campani, il crescente interesse internazionale e la collaborazione tra produttori e turismo pongono le basi per un futuro ancora più promettente.


Commenti (1)

Il sector agro alimentare campano pare crescere,ma ce restano ancora molte incertitù; lepiccole imprese non ce la fànno,mancha sostegno e strategìe, l’export va bene ma i costi restano alti e i risk non si gestisce. Bisogna migliorà la filiera,la promozion e il turismo con servizi più connessi.

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