Cronaca Napoli

Clan Gionta, preso dopo 8 mesi di fuga Pasquale Romito: era nascosto in un cunicolo sotto un rudere

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Per gli investigatori, “’o turc” non era una semplice pedina, ma uno degli uomini chiamati a reggere il peso del clan tra armi, droga ed estorsioni dopo l’arresto di alcuni vertici storici.

Otto mesi di irreperibilità si sono chiusi all’alba con un blitz mirato dei carabinieri che ha portato all’arresto di Pasquale Romito, 37 anni, volto ritenuto centrale negli assetti del clan Gionta a Torre Annunziata.

L’uomo, ricercato dallo scorso 15 luglio, è stato scovato in un nascondiglio studiato per resistere nel tempo: un cunicolo ricavato all’interno di un rudere abbandonato, al quale si accedeva tramite una botola abilmente occultata nell’abitazione di un soggetto incensurato.

Proprio il proprietario o comunque l’utilizzatore dell’appartamento da cui partiva l’accesso al rifugio è stato deferito per favoreggiamento personale. Un dettaglio che, sul piano investigativo, rafforza l’idea di una rete di appoggi e coperture costruita attorno al latitante, capace di garantirgli protezione nel cuore del territorio controllato dal clan.

Il ruolo nel clan

Secondo l’impianto accusatorio, Romito, soprannominato “’o turc”, non avrebbe avuto un ruolo marginale o di semplice supporto. Gli investigatori gli attribuiscono invece una funzione di rilievo nella gestione operativa dell’organizzazione, soprattutto sul fronte del traffico di droga e della disponibilità delle armi, due capitoli decisivi per la tenuta militare ed economica del gruppo.

Il suo profilo criminale, stando alla ricostruzione investigativa, si sarebbe consolidato negli anni anche all’interno della filiera gerarchica del clan. In una prima fase avrebbe gestito la piazza di spaccio nell’area di Palazzo Fienga, per poi guadagnare spazio e peso specifico fino a diventare uno degli uomini più affidabili nei nuovi equilibri interni della cosca.

L’ascesa nei ranghi

A rafforzarne la posizione, secondo gli investigatori, avrebbe contribuito anche il legame familiare con uno dei rami storicamente vicini al sistema di comando del clan. Romito avrebbe infatti accresciuto il proprio potere anche grazie al matrimonio con la nipote di Gemma Donnarumma, inserendosi così in una rete di relazioni che, nelle organizzazioni camorristiche, spesso conta quanto il curriculum criminale.

Ma il salto di qualità non si sarebbe fermato ai rapporti parentali. Le indagini gli attribuiscono anche un ruolo nella gestione delle estorsioni, soprattutto dopo l’arresto di Giuseppe Carpentieri, altro nome di spessore negli assetti del gruppo. È in quel passaggio che Romito, per gli inquirenti, avrebbe smesso di essere un referente di settore per assumere un profilo più ampio, da uomo capace di presidiare insieme affari, controllo del territorio e apparato armato.

Il vuoto al vertice

La sua fuga era iniziata in una fase particolarmente delicata per il clan Gionta. Romito si era reso irreperibile quando erano finite in manette Gemma Donnarumma, moglie di Valentino Gionta, e Gaetano Amoruso, indicato dagli inquirenti tra i vertici della famiglia dei Valentini, in un’inchiesta che aveva colpito pesantemente i quadri del gruppo.

In questo scenario, secondo la prospettazione accusatoria, Romito sarebbe stato chiamato a colmare almeno in parte il vuoto lasciato dall’assenza dei capi storici. Non un semplice gregario, dunque, ma una figura con compiti di direzione e coordinamento nella gestione del clan durante una fase di transizione ad alto rischio, segnata dalla necessità di mantenere attivi i canali del narcotraffico e il controllo delle armi.

L’altro latitante

Con la cattura di Romito resta però ancora aperta una casella importante. All’appello manca infatti Carmine Mariano Savino, l’altro latitante sfuggito all’operazione della scorsa estate e tuttora irreperibile, nome che continua a pesare negli sviluppi dell’inchiesta sul clan oplontino.

La cattura di “’o turc” rappresenta comunque un colpo significativo per gli equilibri della cosca, perché priva il gruppo di uno degli uomini che, secondo gli investigatori, avevano assunto funzioni strategiche proprio nel momento di maggiore pressione giudiziaria. Adesso Romito è in carcere, mentre la caccia al secondo fuggitivo prosegue sullo sfondo di una partita ancora aperta dentro e fuori Torre Annunziata.

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Fonte REDAZIONE
Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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Giuseppe Del Gaudio