Quando si pensa a Cenerentola, l’immagine che viene in mente è spesso quella di una giovane vestita da ballo, con una scarpetta di cristallo e una fata madrina pronta ad aiutarla. Tuttavia, prima di tutte queste versioni famose, esisteva già una Cenerentola napoletana che circolava nelle corti e nelle piazze d’Europa ben prima che Charles Perrault o i fratelli Grimm la introducessero nelle loro raccolte. Questa versione più antica e meno conosciuta nasce nel cuore del Seicento grazie allo scrittore napoletano Giambattista Basile, il primo ad aver messo per iscritto quella che oggi consideriamo la fiaba di Cenerentola.
Cenerentola napoletana: la prima versione letteraria
La storia di Cenerentola così come la conosciamo ha radici molto antiche e varianti sparse in tutto il mondo, ma la prima versione europea documentata in forma scritta è quella contenuta ne Lo cunto de li cunti, noto anche come Pentamerone, pubblicato postumo tra il 1634 e il 1636.
Questa raccolta di cinquant fiabe fu composta in lingua napoletana e raccoglie racconti popolari tramandati oralmente nella Campania del tempo. Basile stesso non inventò tutte le storie da zero, ma ebbe il merito di fissarle sulla carta in una forma complessa e ricca, capace di diventare modello per gli autori successivi.
Una delle fiabe incluse è La gatta Cenerentola. Qui la protagonista si chiama Zezolla, figlia di un principe, e vive un destino ben più duro di quello che immaginiamo giocando con la versione Disney. Dopo la morte della madre, Zezolla viene affidata a una governante che la persuade a uccidere la matrigna. Quando il padre sposa la governante, quest’ultima porta con sé sei figlie che trattano Zezolla come una serva. Per questo motivo viene soprannominata “gatta”: costretta tra la cenere e le umiliazioni, è come se vivesse al livello inferiore della casa.
Questa versione presenta quindi alcuni elementi che verranno ripresi più tardi (l’incontro con il re, la trasformazione attraverso l’intervento magico e la perdita di una calzatura), ma li inserisce in un contesto narrativo più complesso e drammatico rispetto alle versioni popolarizzate successivamente.
Perché la versione di Basile è così importante
La Giambattista Basile Cenerentola non è semplicemente una storia più antica: è soprattutto una versione che riflette la cultura e le tensioni sociali del suo tempo. Nonostante abbia alcuni elementi fiabeschi, come la trasformazione e l’oggetto‑chiave della calzatura che permette al re di riconoscere la protagonista, il tono è molto più oscuro e realistico. A differenza delle versioni di Perrault, che aggiunge elementi come la fata madrina e la carrozza di zucca, la versione di Basile ha radici nella tradizione orale e utilizza un linguaggio ricco e barocco, tipico del Seicento napoletano.
Il fatto che questa storia sia ambientata nel Regno di Napoli, uno dei più importanti centri culturali e politici d’Europa dell’epoca, fa capire quanto fosse diffusa la fiaba e quanto potesse influenzare le culture letterarie successive. La notorietà della raccolta di Basile crebbe nel XVIII secolo e fu certamente una fonte importante per autori come Charles Perrault, il quale, realizzando la sua versione francese nel 1697, rese la storia più accessibile e, in molti modi, più “dolce” e adatta a un pubblico infantile.
La fiaba ha continuato a vivere nei secoli, passando attraverso le mani dei fratelli Grimm, che la inserirono nella loro celebre raccolta tedesca nel XIX secolo, fino ad arrivare alle reinterpretazioni moderne, comprese trasposizioni teatrali, musicali e cinematografiche. La versione di Basile ha anche ispirato opere artistiche e spettacoli come La gatta Cenerentola di Roberto De Simone, un musical in lingua napoletana che ha portato questa fiaba fuori dai confini della letteratura e nel mondo delle arti performative.
Riscoprire una fiaba “dimenticata” per capire l’origine di un mito
La maggior parte delle persone oggi conosce Cenerentola grazie alle versioni “edulcorate” e semplificate, dove la magia serve principalmente a risolvere i problemi della protagonista e il messaggio centrale riguarda virtù come la bontà e la gentilezza. Tuttavia, la versione originale di Basile ci ricorda che molte fiabe nascono da narrazioni popolari ben più complesse, spesso intrecciate con elementi culturali locali, tradizioni orali e temi profondi come il conflitto familiare e la sofferenza.
Riscoprire la Cenerentola napoletana significa quindi tornare alle radici di un racconto che ha viaggiato nel tempo e nello spazio, trasformandosi e adattandosi a diverse sensibilità culturali lungo il cammino. Significa riconoscere come Napoli e la sua cultura abbiano contribuito in modo fondamentale alla genesi di una delle fiabe più amate al mondo, ben prima che essa diventasse simbolo di dolcezza e speranza per generazioni di bambini e adulti.
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Commenti (1)
Mi sembra un articolo interesant, però ci èno parechchie cose che non mi convincono del tutto. La Cene rentola di Basile è descritta come piu dura ma il contesto storico non èss spiegato bene,le frasi si accavalla e qualche volta il lessico napoletan è mescolato senza chiarità,non si capisce bene il rapporto coi altri autori.