Drone recapita cellulari e droga in carcere: detenuto bloccato nelle docce di Poggioreale

Un velivolo senza pilota ha superato il perimetro del carcere di Poggioreale e consegnato tre smartphone e 150 grammi di droga a un detenuto, sorpreso dalla Polizia Penitenziaria mentre nascondeva il carico nelle docce di un padiglione. Il sindacato Uspp lancia l'allarme: "È una guerra tecnologica quotidiana. Servono subito sistemi anti-drone e jammer".

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Un detenuto è stato fermato dalla Polizia Penitenziaria del carcere di Poggioreale mentre si trovava nelle docce di un padiglione, dove aveva appena recuperato un pacco consegnato da un drone. Il velivolo, dopo aver effettuato la consegna, è riuscito ad allontanarsi prima che gli agenti potessero intercettarlo.

All’interno della busta gli agenti hanno rinvenuto tre smartphone di ultima generazione e due panetti di sostanza stupefacente, per un peso complessivo di 150 grammi. Il materiale, già pronto per essere redistribuito tra gli altri detenuti, è stato interamente sequestrato.

L’allarme del sindacato: “Guerra tecnologica nelle carceri”

L’episodio ha scatenato la reazione del sindacato Uspp. Il presidente Giuseppe Moretti e il segretario Ciro Auricchio, pur esprimendo soddisfazione per “la brillante operazione che dimostra la professionalità della polizia penitenziaria di Poggioreale”, tracciano un quadro preoccupante della situazione nelle carceri italiane.

“È in atto una vera e propria guerra tecnologica quotidiana”, dichiarano i due sindacalisti, sottolineando come l’uso dei droni da parte della criminalità organizzata abbia segnato “un cambio di passo” nell’introduzione di droga e telefoni dietro le sbarre, con consegne “sempre più precise ed efficaci, supportate dall’hi-tech”.

L’Uspp chiede perciò “con urgenza” che la polizia penitenziaria venga dotata di strumenti adeguati a fronteggiare la minaccia: sistemi anti-drone e jammer, ovvero inibitori di segnale, capaci di neutralizzare i velivoli prima che raggiungano il loro obiettivo. “A Poggioreale — concludono Moretti e Auricchio — nonostante un deficit di organico di circa 150 unità, la polizia penitenziaria riesce solo con sacrificio a mantenere l’ordine e la sicurezza interna”.

Un appello che rilancia il tema delle risorse destinate alla sicurezza carceraria in un contesto in cui la tecnologia, ormai, è diventata l’arma preferita della criminalità anche oltre i cancelli.

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Fonte REDAZIONE
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