Caso Monaldi, l’affondo di Martusciello: «Iervolino chiarisca il trasferimento della moglie di Oppido»

Il segretario regionale di Forza Italia interroga la direttrice dell'Azienda dei Colli sulla presenza della cardiologa nel reparto del marito: "Inopportuno che dovesse controllare i pazienti operati dal coniuge"

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Scoppia la bufera politica sulla gestione del personale all’ospedale Monaldi di Napoli. Al centro delle critiche di Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Forza Italia, c’è il passaggio della moglie del dottor Oppido dal Santobono all’Azienda dei Colli. Il leader azzurro punta l’indice contro il nulla osta che ha permesso alla professionista, originariamente assunta presso l’ospedale pediatrico, di approdare nello stesso reparto in cui operava il marito.

Conflitto d’interessi e controlli post-operatori

Secondo Martusciello, la criticità non risiederebbe solo nella vicinanza familiare, ma nelle mansioni specifiche assegnate alla dottoressa.

“Si tratta di una cardiologa assegnata a un reparto di cardiochirurgia”, incalza l’esponente di Forza Italia, sottolineando come il compito della donna fosse quello di seguire i pazienti nella fase post-operatoria. In sostanza, la professionista si sarebbe trovata a monitorare l’esito degli interventi eseguiti proprio dal marito chirurgo, una circostanza definita “inopportuna fin dall’inizio”.

Il recente spostamento in cardiologia pediatrica

La vicenda ha subito una recente accelerazione con il trasferimento della dottoressa presso il reparto di cardiologia pediatrica. Per Martusciello, questa mossa rappresenta una sorta di ammissione implicita dell’errore commesso in precedenza: “Se oggi si è ritenuto necessario questo spostamento, significa che è stata finalmente compresa l’anomalia della precedente assegnazione”.

L’appello alla Direzione Generale

Il segretario di Forza Italia chiama ora in causa direttamente i vertici dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. L’invito rivolto alla direttrice generale, Anna Iervolino, è quello di fare piena luce sulle dinamiche che hanno portato al primo trasferimento, chiedendo di rendere note le valutazioni tecniche e amministrative che, all’epoca, resero possibile la coabitazione professionale dei due coniugi nello stesso reparto specialistico.


Fonte REDAZIONE
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