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Camorra, scacco al clan Amato Pagano in Spagna: 10 arresti e 800 chilogrammi di droga sequestrati

Maxi-operazione dei Mossos d'Esquadra contro un cartello legato ai clan partenopei. Lo stupefacente viaggiava verso l'Italia nascosto nei camion frigoriferi e sui traghetti diretti a Civitavecchia. Sequestrati contanti, Rolex e auto di grossa cilindrata.

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La rotta catalana della Camorra: polli, frutta e fiumi di cocaina. Sgominata la rete dei narcos a Barcellona

Barcellona – L’ombra del Vesuvio si allunga, ancora una volta, sulle coste assolate della Catalogna. Una storia antica, quella della Camorra, nata nell’Ottocento tra i vicoli di Napoli ma capace di mutare pelle, adattarsi e colonizzare i mercati globali, come raccontano i libri di Roberto Saviano e le indagini dell’Antimafia. L’ultimo capitolo di questa saga criminale porta la firma dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, che ha inferto un colpo durissimo a un’organizzazione narcos profondamente legata ai clan partenopei.

Il bilancio della maxi-operazione è pesante: dieci persone in manette (di età compresa tra i 25 e i 46 anni), oltre 800 chili di droga sequestrati (300 di cocaina pura e 500 di hashish), auto di lusso, Rolex scintillanti e più di 140.000 euro in contanti scovati durante nove perquisizioni a tappeto tra Barcellona e l’Hospitalet de Llobregat.

L’asse Napoli-Barcellona e i summit spagnoli

Il nucleo operativo del cartello era radicato in terra spagnola, ma il cuore pulsante e le direttive arrivavano dall’Italia. L’organizzazione era composta prevalentemente da napoletani residenti in Catalogna, broker della droga capaci di muovere tonnellate di stupefacenti.

Il legame con la “casa madre” campana non era solo un sospetto degli inquirenti, ma una solida realtà investigativa: i detective catalani hanno infatti documentato veri e propri summit a Barcellona, incontri in cui emissari della Camorra arrivavano dall’Italia per sedersi al tavolo con i vertici della banda e negoziare le forniture.

L’ultimo rapporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno italiano parla chiaro: la Spagna resta l’hub principale per l’importazione di hashish e cocaina. E questo blitz ne è la conferma più lampante.

Il trucco delle gabbie per polli e i traghetti per Civitavecchia

Ma come viaggiava la droga verso l’Italia? L’organizzazione aveva messo in piedi una logistica sofisticata e flessibile. Acquistavano all’ingrosso da fornitori locali e poi mimetizzavano la “neve” e il fumo all’interno di carichi perfettamente legali.

Se la spedizione era imponente, il quartier generale del carico diventava un capannone industriale a Montcada i Reixac. Lì, lontano da sguardi indiscreti, quintali di droga venivano stivati nei tir, occultati tra cassette di frutta, prodotti refrigerati e, in alcuni casi, addirittura dentro le gabbie per il trasporto dei polli.

Una volta caricati, i camion imboccavano l’autostrada verso il confine francese o venivano imbarcati sui traghetti in partenza dal porto di Barcellona con rotta su Civitavecchia, alle porte di Roma. Gli inquirenti stimano che la banda sia riuscita a portare a termine almeno quindici spedizioni di questo tipo prima che la rete si stringesse attorno a loro.

Per i carichi minori, invece, la tecnica era decisamente più spregiudicata. Gli scambi avvenivano in pieno giorno, in mezzo alla strada, nelle zone industriali di Cornellà e della Zona Franca. Zaini imbottiti di droga passavano rapidamente dai bagagliai delle auto direttamente alle cabine dei camionisti compiacenti.

Il passo falso e la caduta del boss

Come spesso accade nella cronaca nera, anche l’impero di questo cartello ha iniziato a sgretolarsi per una coincidenza. È il 7 febbraio dello scorso anno. Una pattuglia della Polizia Municipale di Cornellà de Llobregat nota un movimento sospetto tra un’auto e un camion. Scatta il controllo. Nel bagagliaio spuntano tre zaini: dentro ci sono 70 chili di cocaina.

Da quel sequestro apparentemente fortuito, la Divisione Investigativa Criminale (DIC) dei Mossos ha iniziato a tirare i fili di una ragnatela enorme. Le indagini hanno portato al ritrovamento di altri 180 chili di cocaina, 200 di hashish e 10 di marijuana nascosti in un camion a Borrassà. Un altro colpo è stato messo a segno a Riudellots de la Selva: 49 chili di polvere bianca e 307 di hashish scovati tra il pollame diretto in Italia.

Il cerchio si è chiuso con un blitz imponente. Oltre 150 agenti sono scesi in strada con un obiettivo primario: catturare la mente del gruppo. Il boss, originario di Napoli, faceva la spola continua tra l’Italia e la Catalogna, cercando di rimanere un fantasma per le forze dell’ordine. Ma i soldi lasciano sempre una traccia. È stato scovato e arrestato nel suo lussuoso appartamento di Diagonal Mar, uno dei quartieri più esclusivi e moderni di Barcellona, simbolo plastico del salto di qualità criminale della banda. Insieme a lui è caduto anche il suo braccio destro.

La Catalogna, “provincia” di Gomorra

L’indagine rimane aperta e non si escludono nuovi sviluppi. Ma ciò che emerge con forza è come la mafia partenopea consideri ormai la Spagna come un proprio territorio d’elezione.

Non è la prima volta, infatti, che le cronache catalane si tingono dei colori di Gomorra. Solo lo scorso giugno, la Polizia Nazionale ha smantellato a Girona una rete legata ai clan che gestiva il traffico di esseri umani. E lo scorso settembre, i boschi di Figueres sono stati il teatro dell’arresto del latitante Vittorio Raiola, ritenuto il vertice di un clan narcos e condannato a oltre 30 anni di carcere in Italia. La rotta è tracciata, e la battaglia delle forze dell’ordine sull’asse Napoli-Barcellona sembra essere solo all’inizio.

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Fonte REDAZIONE

Commenti (1)

La notizia e gran, ma non saprei dir se e stata spiegata ben: i mossos e la polizziotti hann fatto il blitz ma par che la rete era molto complesssa. I camion co i polli e le cas sette di frutta eran pien di coca e venivan verso Civi tta vecchia. Gli scambi succedevano in pieno giorno. Speriamo processi sia giusti e non sol show mediatico.

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