Napoli – La sua fuga è durata poco meno di un mese, ma la morsa dei Carabinieri non gli ha lasciato scampo. Salvatore Borriello è stato catturato: era l’ultimo tassello mancante per chiudere il cerchio attorno al gruppo di esattori del clan De Micco, i cosiddetti “Bodo”, che per settimane ha tenuto sotto scacco il responsabile amministrativo di una storica azienda di carrelli elevatori a Ponticelli.
Borriello, resosi irreperibile all’esecuzione dell’ordinanza, è ora dietro le sbarre insieme ai complici Ferruccio Camassa (classe ’84) e Vincenzo Valentino, meglio noto come ‘o veloce, quest’ultimo già ammanettato in una precedente operazione.
L’indagine, coordinata dalla Procura e sfociata nel provvedimento del GIP Donatella Bove, dipinge uno spaccato inquietante della pressione criminale nell’area est di Napoli: una richiesta estorsiva da 30.000 euro, “messaggi” provenienti direttamente dal carcere e la spavalderia di chi credeva di essere intoccabile.
L’assedio ai cancelli e l’ombra di “Chupa Chups”
Tutto ha inizio nel tardo pomeriggio del 5 febbraio 2026. Due uomini col volto coperto arrivano in sella a uno scooter nero davanti ai cancelli della ditta. Non scendono nemmeno. Un dito puntato contro il titolare e un ordine perentorio: «Vieni immediatamente a Ponticelli dietro al garage a parlare con Peppe, mo mo devi venire». Il “Peppe” citato è Giuseppe Borriello, alias “Peppe Chupa Chups”, figura di rilievo nel panorama criminale locale.
L’imprenditore decide di non andare, ma è solo il preludio. Quattro giorni dopo, l’intimidazione sale di livello: una Lancia Y blu si ferma nel piazzale. Ne scende Ferruccio Camassa, volto noto del sodalizio, mentre a bordo restano Vincenzo Valentino e proprio Salvatore Borriello. Una presenza, quella di Borriello, volta a dare peso numerico e “militare” alla richiesta.
«Vogliono 30mila euro per i carcerati»
Il faccia a faccia è brutale. Camassa si presenta come l’ambasciatore dei De Micco delle “Palazzine di Topolino”. Spiega che l’ordine arriva da lontano, dalle celle dove è detenuto Fabio Riccardi, detto “Fabiolino”, tramite la mediazione di “Chupa Chups”. La cifra pretesa è di quelle che possono mettere in ginocchio un’attività: 30.000 euro.
La vittima tenta una difesa disperata, citando le telecamere e i collegamenti con le forze dell’ordine, ma la risposta del clan, arrivata il giorno successivo a bordo di una Jeep Renegade, è gelida: non si accettano sconti. L’imprenditore, terrorizzato anche dai recenti fatti di sangue nel quartiere – come l’omicidio Capozzi e il rogo alla “Martinelli Ricambi” – decide però di varcare la soglia della caserma dei Carabinieri di Cercola.
Il cambio della guardia e la minaccia: «A noi non ci ferma nessuno»
Il 16 febbraio l’ennesimo episodio da film. L’imprenditore viene affiancato in strada mentre è alla guida. Camassa lo costringe ad accostare e gli rivela le fibrillazioni interne al clan: «Adesso a comandare ci sta… Peppe Chupa Chups va fuggendo… Peppe non ragiona!». Un momento di caos nelle gerarchie che però non ferma la pretesa di denaro, anzi, la rende più instabile e quindi pericolosa.
L’epilogo avviene il 19 febbraio. Di fronte all’offerta di un anticipo di “soli” 500 euro, Camassa esplode. Disprezza la cifra e rivendica con orgoglio l’appartenenza al gruppo, nonostante l’arresto del complice Valentino avvenuto tre giorni prima: «Hai visto ad Enzo? Lo hanno arrestato! La gente pensa che noi ci fermiamo… a noi non ci ferma nessuno!».
Il coraggio della denuncia e la fine della latitanza
Le parole di Camassa si sono rivelate un tragico errore di valutazione. Le indagini della Tenenza di Cercola, alimentate dalle immagini del sistema di videosorveglianza fornite dalla vittima, hanno cristallizzato le responsabilità del trio. Con l’arresto di Salvatore Borriello, l’ultimo a tentare la fuga, lo Stato ha messo un punto fermo su questa vicenda, dimostrando che, contrariamente al proclama degli esattori, la giustizia è riuscita a fermarli.








Commenti (1)
Notizia importante, bene k sono stai presi ma molte cose restano da chiarire io penso ke la giustizia funzionerà ma non subbìto.. La vittima ha fattO denuncia e merita sostegno pero ci vole piu prevenzion e controllo sul terr itorio, nonpiù delega alla Carabinieri, servon azioni mirate e testimoni protetti