Blitz nel Casertano: frutti di mare fantasma e attrezzature illegali, scatta il sequestro

Operazione della Guardia Costiera tra Castel Volturno e Pozzuoli: ritirati dal mercato 11 chili di pescato privo di tracciabilità. Sotto chiave anche reti e attrezzi vietati.
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Castel Volturno – Non si ferma l’offensiva della Guardia Costiera contro l’illegalità nel settore ittico. In una nuova operazione di controllo lungo il litorale domizio, i militari dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Pozzuoli, coordinati dal personale di Castel Volturno, hanno inflitto un duro colpo alla vendita irregolare di prodotti del mare, a tutela della salute dei consumatori.

Il blitz nelle pescherie

Durante le ispezioni mirate all’interno di diverse pescherie della zona, gli uomini della Guardia Costiera hanno rinvenuto circa 11 chilogrammi di frutti di mare e prodotti ittici di varie specie completamente privi di etichettatura.

La merce, pronta per essere venduta, era conservata in violazione delle più elementari norme sanitarie: i prodotti si trovavano infatti immersi in acqua all’interno di contenitori non conformi, rendendo impossibile risalire alla loro provenienza e garantirne la salubrità.

Giro di vite sulla pesca di frodo

L’attività non si è limitata ai banchi di vendita. In un secondo intervento, i militari hanno rinvenuto e sequestrato diversi attrezzi da pesca non consentiti, trovati in stato di abbandono lungo la fascia costiera. Il materiale, utilizzato probabilmente per la pesca di frodo, è stato già posto sotto sequestro con la convalida della Procura della Repubblica, che ne ha contestualmente autorizzato la distruzione immediata.

Dalle autorità arriva un messaggio chiaro sulla sicurezza alimentare, definita dai vertici della Guardia Costiera come una “priorità assoluta”.

“I controlli proseguiranno senza sosta anche nei prossimi giorni – spiegano dal comando – con l’obiettivo di bonificare il mercato dalle irregolarità e garantire che sulle tavole dei cittadini arrivino solo prodotti certificati e sicuri”.

L’operazione si inserisce in un più ampio piano di monitoraggio della filiera ittica che vede impegnati i reparti marittimi per contrastare il fenomeno delle “etichette fantasma” e il degrado delle condizioni igieniche nella conservazione del pescato.


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