Roma – La mazzetta del carburante continua a colpire gli automobilisti italiani, con un rincaro che in autostrada assume i contorni di una stangata. Secondo l’analisi odierna dell’Unione Nazionale Consumatori, la benzina in modalità self service ha superato quota 1,9 euro al litro sulla rete autostradale, un incremento che non trova giustificazione nell’andamento delle materie prime.
Il paradosso del prezzo: petrolio giù, pompe su
«È incredibile che, nonostante il calo di ieri dei prezzi del petrolio, in nessuna regione italiana o nella rete autostradale ci sia stato un ribasso dei prezzi alla pompa», denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. «Si tratta dell’ennesima dimostrazione che c’è una speculazione galoppante e che nessuno sta facendo qualcosa per bloccarla».
Il paradosso è evidente: mentre le quotazioni internazionali del greggio mostrano un trend in discesa, i listini italiani restano ancorati a valori elevati, con un effetto “tenaglia” sulle tasche dei cittadini.
Rincari record sulla rete autostradale
A pesare come un macigno sono i dati pubblicati oggi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che fotografano una situazione di forte tensione proprio laddove il consumatore è più “prigioniero”: le autostrade.
Benzina self service: il prezzo medio schizza a 1,902 euro al litro, con un balzo di 1,6 centesimi rispetto a ieri (quando era a 1,866 euro).
Gasolio self service: la stangata è ancora più pesante, con un incremento di 2,7 centesimi che porta la media a 2,093 euro al litro, ben oltre la soglia psicologica dei due euro.
Unc: «Dati regionali inaffidabili, ma la speculazione è palese»
L’analisi dell’Unc, però, si scontra con una difficoltà tecnica. «Purtroppo, i dati delle medie regionali del Mimit continuano a presentare anomalie: ieri per l’Abruzzo, oggi per la Campania», spiega Dona. «Questo ci impedisce di stilare la tradizionale classifica delle regioni più care. Ma al di là degli errori tecnici, il dato politico è chiaro: nessuno, oggi, ha abbassato i prezzi. La doppia velocità tra listini alla pompa e costo del greggio non è mai stata affrontata e risolta».
La ricetta: taglio delle accise fino a 20 cent
Di fronte a questa escalation, l’Unione Nazionale Consumatori rilancia con forza la propria proposta già avanzata nei giorni scorsi, aggiornandola all’emergenza attuale. La richiesta al Governo è di un intervento immediato sulle accise.
«La nostra richiesta di ridurre le accise di almeno 10 centesimi oggi resta valida solo per la benzina», precisa Dona. «Per il gasolio, in deroga all’allineamento chiesto dall’Ue, serve un taglio ben più corposo, di almeno 20 centesimi al litro. Solo così si potrebbe riportare il prezzo a livelli alti ma tollerabili».
I numeri della “svolta”
L’istituto di consulenza fa anche i calcoli su come cambierebbero i listini con un intervento di questa portata.
In autostrada: grazie al taglio di 20 cent più l’Iva al 22%, il gasolio scenderebbe dagli attuali 2,093 euro a 1,849 euro al litro. Una cifra ancora significativa, ma inferiore alla media mensile Mase dell’ottobre 2023 (1,890 euro).
Sulla rete ordinaria: l’effetto sarebbe ancora più marcato. Sebbene l’anomalia dei dati Mimit impedisca un calcolo preciso, l’Unc stima che il prezzo del gasolio scenderebbe sotto 1,77 euro al litro, attestandosi al di sotto della media mensile del Mase dell’aprile 2024 (1,798 euro).
«Siamo di fronte a una speculazione che non può più essere tollerata. Il Governo ha gli strumenti per intervenire e deve farlo subito, prima che i rincari mettano in ginocchio famiglie e imprese», conclude Dona.
Fonte REDAZIONE




































Commenti (1)
Mi pare che i prezzi sonno assurdi ma non si capisce bènne;perchèle pompe in autostrada salgono sempre anke se petrolio cala, nessuno controlla e le autorità non interviengono, i consumatori restano strettii e le soluzione proposte parono confuse e lente.