

Gennaro Rizzo
Bacoli – Un arresto rocambolesco, il profilo di un criminale di spessore e un colpo di scena giudiziario che ha del clamoroso. È durata appena lo spazio di 24 ore la detenzione di Gennaro Rizzo, considerato un “superlatitante” e figura di spicco nel panorama dei furti d’alto borgo.
Fermato dopo un maldestro tentativo di furto d’auto, Rizzo ha varcato la soglia del carcere per uscirne quasi immediatamente, grazie a una strategia difensiva che ha letteralmente annientato l’impianto delle esigenze cautelari.
Tutto ha inizio in una tranquilla giornata nei pressi del parcheggio “Green Park”, a due passi dalla suggestiva cornice del Parco Vanvitelliano del Fusaro, a Bacoli. Un commando composto da quattro uomini mette nel mirino una Fiat 500. Il piano sembra procedere senza intoppi fino all’arrivo provvidenziale dei Carabinieri della stazione locale, supportati dai colleghi del Nucleo Radiomobile di Pozzuoli.
Alla vista delle divise scatta il fuggi fuggi. I quattro balzano a bordo di due diverse vetture, schiacciando il piede sull’acceleratore. La loro fuga, però, si infrange contro l’imprevisto più banale: il traffico cittadino. I militari riescono a bloccare tre dei quattro fuggitivi (mentre uno riesce momentaneamente a far perdere le proprie tracce).
L’operazione sembra una “normale” attività di contrasto alla microcriminalità, ma in caserma le operazioni di identificazione restituiscono un risultato inatteso. Uno dei fermati è Gennaro Rizzo.
Il nome di Rizzo non è nuovo agli archivi delle forze dell’ordine; al contrario, è un nome che scotta. Rizzo era infatti un ricercato di primo piano, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip di Napoli lo scorso gennaio.
Quel maxi-blitz smantellò una vera e propria holding del crimine: 38 misure cautelari e oltre 30 persone finite in manette, suddivise in quattro diverse “paranze” di topi d’appartamento che agivano in maniera scientifica in mezza Italia. Secondo le carte dell’inchiesta di inizio anno, Rizzo era uno dei componenti chiave della banda specializzata nei colpi “d’autore”, avendo pianificato e messo a segno furti nelle sfarzose ville dei Vip sul litorale romano di Fregene.
Un curriculum criminale di tutto rispetto e uno status di latitante che facevano presagire, per lui, una lunga permanenza dietro le sbarre dopo la cattura al Fusaro.
Ed è qui che la cronaca si sposta dalla strada alle aule del Tribunale, trasformandosi in un caso di alta scuola giuridica. Nonostante il peso dei precedenti, l’evidente tentativo di fuga, la flagranza del reato per il tentato furto dell’auto e il suo status di “fantasma” ricercato da mesi, l’udienza di convalida si è chiusa con un esito diametralmente opposto alle aspettative.
Il merito è tutto da ascrivere all’abilità del difensore di fiducia di Rizzo, l’avvocato Luca Gili. In sede di udienza, il penalista ha condotto un’arringa chirurgica, non limitandosi a difendere il suo assistito dal reato in contestazione, ma attaccando direttamente i presupposti legali per la detenzione.
Con una strategia impeccabile, l’avvocato Gili è riuscito a scardinare pezzo per pezzo l’impianto delle esigenze cautelari (quali il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove o la reiterazione del reato).
Il risultato è stato tanto immediato quanto clamoroso: il giudice ha accolto la tesi difensiva, respingendo la richiesta di custodia in carcere. A sole 24 ore dal suo arresto nel traffico di Bacoli, il superlatitante Gennaro Rizzo è tornato un uomo libero. Un vero e proprio capolavoro difensivo che lascia indubbiamente il segno nelle cronache giudiziarie di queste ore.