Napoli – Il ciclismo italiano perde una delle sue figure più rappresentative. È morto all’età di 89 anni Carmine Castellano, storico direttore del Giro d’Italia dal 1993 al 2005, protagonista di una stagione che ha contribuito a rendere la corsa rosa un evento di riferimento a livello internazionale.
Nato a Sorrento, dove viveva ancora, Castellano era avvocato di professione ma legò il suo nome in maniera indissolubile al Giro. La Federazione ciclistica italiana lo ricorda sottolineando come «è stato il terzo patron del Giro dopo Armando Cougnet e Vincenzo Torriani», con il quale aveva iniziato a collaborare già dagli anni Settanta per l’organizzazione delle tappe nel Sud Italia.
Durante la sua gestione, il Giro d’Italia ha conosciuto alcune delle salite più celebri e temute del panorama ciclistico. «Con lui il Giro ha conosciuto salite poi divenute iconiche come il passo del Mortirolo, lo sterrato del Colle delle Finestre e lo Zoncolan», si legge nella nota della federazione, che ne sottolinea l’intuito e la capacità di innovare.
Tra le sue intuizioni più importanti anche l’introduzione del “trofeo senza fine” nel 2000, diventato uno dei simboli della competizione, e la storica partenza da Atene nel 1996, organizzata insieme a Candido Cannavò per celebrare il centenario della Gazzetta dello Sport e delle Olimpiadi moderne.
Il presidente della Federazione ciclistica italiana, Cordiano Dagnoni, ha espresso il cordoglio dell’intero movimento: «A nome di tutto il ciclismo italiano esprimo i sensi del più profondo cordoglio e mi stringo in un commosso abbraccio ai familiari, agli amici e a tutti coloro che ne hanno apprezzato le qualità umane e professionali».









Commenti (1)
Mi dispiace per la perita di Carmine Castellano, che è sta una figura importante per ilGiro e per il ciclism italiano. Ha fattu scelte che hann segnato la corsa: alcune salite son rimaste iconiche, altre scelte parran controverse ; però il lavoro suo ha portato a cambiament veri, anche se non tutti i ricordan ugualment.