

La scuola Costantini di San Paolo Belsito
San Paolo Bel Sito– Topo morto in una pentola destinata alla refezione scolastica. È quanto sarebbe stato rinvenuto intorno all’ora di pranzo all’Istituto Comprensivo “G. Costantini”, poco prima della somministrazione del pasto agli alunni della scuola primaria.
La segnalazione è partita dalla dirigenza scolastica, che ha richiesto l’intervento dei carabinieri della locale stazione.
Secondo quanto riferito, a notare l’animale sarebbe stata un’operatrice della società incaricata del servizio mensa. Il pasto non sarebbe stato distribuito: nessun alunno ha consumato alimenti riconducibili a quella preparazione.
L’episodio si sarebbe verificato “a ridosso” della somministrazione, un dettaglio che pesa in due direzioni: da un lato indica che il controllo “a vista” ha funzionato evitando conseguenze, dall’altro pone interrogativi sulla catena dei controlli precedenti (ricezione derrate, stoccaggio, preparazione, copertura e custodia delle pentole, accessi ai locali).
Attivati i servizi dell’ASL competente (Marigliano) e il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Napoli. L’animale era morto e, da quanto emerge, pentola e materiale collegato sarebbero stati posti sotto sequestro per consentire le verifiche sanitarie e investigative.
La domanda di fondo è inevitabile: com’è possibile che un corpo estraneo di quelle dimensioni finisca in una pentola destinata a bambini?
Le piste, allo stato, sono due e non si escludono a priori, ma hanno pesi diversi finché non arrivano gli esiti degli accertamenti:
Carenza igienico-organizzativa: accessi non controllati, locali non adeguatamente protetti da infestanti, procedure HACCP applicate in modo incompleto, errori nella gestione (pentole lasciate incustodite, coperchi non utilizzati, aree di carico/scarico vulnerabili). Qui la responsabilità è “di sistema”: ditta appaltatrice (autocontrollo), scuola (vigilanza sull’esecuzione del servizio), ente appaltante (controllo del capitolato e verifiche).
Ipotesi di atto intenzionale: il sabotaggio è una possibilità solo se emergono elementi concreti (accessi forzati o incompatibili con la normale operatività, anomalie nei sigilli/nei percorsi, testimonianze, precedenti conflittualità). In questi casi la domanda centrale diventa chi avesse l’opportunità materiale di introdurre l’animale e in quale fase.
In ogni scenario, l’aspetto più delicato resta la vigilanza: la fortuna (o la prontezza dell’operatrice) ha evitato che il pasto arrivasse ai bambini, ma la prevenzione dovrebbe impedire che una situazione del genere si crei.
Gli esiti di ASL e NAS dovranno chiarire almeno: condizioni dei locali e presenza di infestanti, tracciabilità e percorso del pasto, registri HACCP e sanificazioni, modalità di conservazione e custodia delle pentole, eventuali non conformità già note. Da lì dipenderanno eventuali sanzioni, prescrizioni, sospensioni del servizio e segnalazioni all’autorità giudiziaria.