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Il Real Albergo dei Poveri: utopia sociale nel cuore di Napoli

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Nel cuore del centro storico di Napoli, parte integrante del patrimonio storico riconosciuto dall’UNESCO, si staglia la monumentale mole del Real Albergo dei Poveri, uno dei simboli più potenti e controversi della storia civile ed edilizia della città. Voluto nel XVIII secolo dalla corona borbonica come risposta illuminista alle crescenti difficoltà sociali e urbanistiche, questo gigantesco complesso progettato dall’architetto Ferdinando Fuga ha incarnato nella sua concezione l’idea di una vera e propria “città dentro la città”, capace di ospitare, educare e reintegrare nei cicli produttivi migliaia di persone in condizioni di estrema fragilità. Il suo progetto, pur ambizioso, rimase solo parzialmente realizzato, ma la sua presenza continua a raccontare molto sulle tensioni tra utopia sociale e realtà urbana di Napoli patrimonio storico.

Il progetto illuminato di Carlo III: una utopia sociale e architettonica

L’idea del Real Albergo dei Poveri nasce nel 1749 quando Carlo III di Borbone affida a Ferdinando Fuga il compito di realizzare una struttura monumentale che fosse al tempo stesso un ospizio, una scuola, un luogo di formazione e una casa per i poveri, gli indigenti, i vagabondi e gli sbandati del Regno delle Due Sicilie. L’intervento si inseriva in un contesto culturale segnato dalle idee dell’Illuminismo, in cui si cercava di riformare le istituzioni e la società con strumenti di razionalità e organizzazione.

Il progetto originario prevedeva un complesso di dimensioni colossali: una facciata lunga circa 600 metri e un impianto a cinque cortili con una grande chiesa centrale, pensato per accogliere fino a ottomila persone. All’interno dovevano essere separate le aree per uomini, donne, ragazze e ragazzi, per evitarne la promiscuità, e ciascun gruppo doveva ricevere vitto, alloggio e un’istruzione specifica. Tuttavia, per questioni di risorse economiche e per l’evoluzione delle priorità politiche nel passaggio di sovrani, il progetto fu ridimensionato: alla fine furono costruiti solo tre dei cinque cortili previsti e la chiesa centrale rimase incompiuta.

Nonostante ciò, l’intento di Fuga, di creare uno spazio autosufficiente dove vivere, lavorare e imparare un mestiere, rimane una delle esperienze più avanzate di welfare urbanistico dell’epoca. L’edificio non era solo un luogo di rifugio, ma anche un laboratorio di operosità: in alcune fasi della sua storia, ampie aree erano destinate a laboratori artigiani e scuole di mestiere, in linea con i progetti di sviluppo economico e sociale di quel tempo.

Un’evoluzione complessa tra abbandono, memoria e rigenerazione urbana

Nel corso dell’Ottocento e dei secoli successivi, il ruolo del Real Albergo dei Poveri ha conosciuto numerose trasformazioni. Sebbene l’edificio sia stato inizialmente utilizzato per gli scopi assistenziali previsti, col tempo è stato adibito anche a scuole di formazione, ospedali, archivi, tribunali per i minori e strutture residenziali, adattandosi alle esigenze mutevoli della città. La sua dimensione enorme e la complessità funzionale lo resero, in vari momenti storici, un luogo densamente popolato e stratificato nell’uso.

Con il passare delle decadi, però, ampie porzioni caddero in degrado e abbandono, esposte anche a danni sismici e mancanza di manutenzione. Questa condizione di oblio attirò spesso l’attenzione di artisti, urbanisti e storici, tanto da diventare oggetto di progetti espositivi che raccontano la sua storia attraverso le tracce materiali lasciate dai suoi ex abitanti: scarpine di bambini, letti, scodelle e altri oggetti quotidiani sono oggi al centro di percorsi narrativi come “Ancora qui. Prologo”, che restituiscono al pubblico la memoria delle vite passate tra le sue mura.

Negli ultimi anni, l’edificio è oggetto di interventi di restauro e riqualificazione urbana promossi dal Comune di Napoli, che mirano non solo alla conservazione delle strutture, ma anche alla riconfigurazione funzionale del complesso come spazio pubblico e culturale. Progetti recenti includono la creazione di spazi espositivi, laboratori creativi, luoghi di incontro civico e persino l’allestimento di un nuovo museo dedicato alla sua storia e alla rigenerazione sociale, parte delle celebrazioni e iniziative legate alla cultura cittadina.

Un gigante silenzioso nel cuore di Napoli

Oggi il Real Albergo dei Poveri rappresenta un simbolo complesso e polisemico dentro il vasto mosaico del patrimonio storico di Napoli. Da progetto utopico di assistenza e inserimento sociale nel Settecento, a luogo di memoria storica e urbana, fino a centro di nuove energie culturali, il suo percorso riflette le trasformazioni profonde della città e della società. Se da un lato resta un imponente monito delle ambizioni e dei limiti delle politiche sociali antiche, dall’altro si propone come un ponte verso una Napoli che guarda al futuro attraverso la riscoperta e il riuso dei propri spazi storici. L’edificio, pur nella sua incompletezza, continua a evocare un messaggio di solidarietà, memoria e possibilità, una testimonianza viva dell’aspirazione umana all’inclusione e alla dignità.


Fonte REDAZIONE
Mario Granato

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Mario Granato