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Napoli: rinviata a domani la decisione sul secondo trapianto al piccolo Domenico

Monaldi, l’équipe chiede altre ore per esami e approfondimenti. La madre: “Non perdo la speranza”. In Procura sentito il cardiologo del follow-up post-trapianto

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Napoli – Slitta a domani la valutazione degli specialisti dell’ospedale Monaldi sulla possibilità di un nuovo trapianto di cuore per il bambino ricoverato da quasi due mesi in condizioni gravissime dopo l’impianto di un organo rivelatosi subito non funzionante.

La decisione era attesa per oggi, ma l’équipe ha scelto di effettuare ulteriori esami e approfondimenti nelle prossime ore.

La consulenza del Bambino Gesù: “Rischio altissimo”

Nelle ultime ore è arrivato un parere negativo dal Bambino Gesù di Roma, interpellato per una consulenza. Secondo l’ospedale pediatrico capitolino il bimbo non sarebbe candidabile a un secondo trapianto a causa delle complicanze insorte dopo quasi due mesi di supporto con macchinario per respirazione e circolazione extracorporee.

Tra i fattori indicati come determinanti figurano emorragia cerebrale, infezione non controllata e insufficienza renale, polmonare ed epatica, con un rischio di mortalità molto elevato in caso di nuovo intervento, anche per l’impatto delle terapie immunosoppressive contro il rigetto. Resta però il quadro clinico di un paziente senza un cuore funzionante, con patologie che – nel tempo – sono destinate a peggiorare.

“Non mollo”: la madre e l’attesa in ospedale

“Non mollo, non perdo la speranza”, ripete la madre, Patrizia, che anche oggi si è recata in ospedale per vedere il figlio e ricevere aggiornamenti dai medici. Le condizioni del bambino vengono descritte come stazionarie nella loro estrema gravità, mentre il passare dei giorni rischia di compromettere ulteriormente la situazione.

In serata, all’esterno del Monaldi, si è svolta una fiaccolata di solidarietà promossa dall’associazione dei familiari dei bimbi trapiantati.

L’inchiesta: sei indagati per lesioni colpose

Parallelamente prosegue l’inchiesta della Procura di Napoli, coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante. Finora risultano iscritti nel registro degli indagati sei sanitari – tra medici e paramedici del Monaldi – con l’ipotesi di lesioni colpose.

Al centro degli accertamenti quanto accaduto il 23 dicembre scorso, quando l’équipe del Monaldi si recò a Bolzano per il prelievo del cuore poi impiantato nel pomeriggio al piccolo paziente, rivelatosi immediatamente non funzionante. La famiglia sostiene che l’organo sarebbe stato “bruciato” durante il trasporto per l’uso di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale e che prima dell’intervento nessuno avrebbe rilevato i danni.

Le verifiche, viene sottolineato, sono complesse anche perché coinvolgono più soggetti e diversi profili di competenza e responsabilità: controlli sono in corso anche a Bolzano, dove il 23 dicembre venne effettuato un espianto multiorgano con équipe provenienti da varie parti d’Italia, oltre che sull’operato del personale del Monaldi.

In Procura ascoltato il cardiologo del follow-up

Oggi i magistrati hanno sentito come persona informata sui fatti il cardiologo responsabile del follow-up post-trapianto, indicato come possibile testimone chiave. Il medico si è dimesso il 29 dicembre 2025, sei giorni dopo l’intervento.

I legali: “Se no, chiederemo un terzo parere”

Francesco Petruzzi, uno dei due avvocati della famiglia, annuncia che anche in caso di parere negativo del Monaldi sul nuovo trapianto “la volontà della madre è andare avanti e chiedere un terzo parere”. I legali attendono inoltre che l’ospedale trasmetta “quanto prima tutte le relazioni dell’équipe interdisciplinare”.

Schillaci: “Prudenza, fiducia in magistratura e Nas”

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci: “Siamo vicini al bambino, alla sua famiglia e speriamo ancora che si possa trovare una soluzione per questo piccolo paziente”. Quanto all’inchiesta, “ci vuole prudenza, dobbiamo aspettare i risultati. Abbiamo fiducia nella magistratura e nei carabinieri dei Nas. Gli ispettori del ministero faranno il loro dovere. Poi trarremo le conclusioni”.

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