«Oggi c’è il desiderio di chiarezza, il desiderio che venga fatta giustizia. Se mi fermo rimango lì a piangere e Domenico non lo vuole questo». Con parole cariche di dolore e determinazione, Patrizia Mercolino si è presentata all’ingresso della Procura di Napoli per chiedere di essere ascoltata nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del figlio Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo il trapianto di un cuore danneggiato all’Ospedale Monaldi.
«Chiediamo giustizia, la verità. Forse è arrivato il momento, me lo devono», ha ribadito la donna, spiegando da dove trae la forza per continuare una battaglia che appare estenuante. «È da lui che mi arriva. Poi non dimentichiamo che ho anche altri due figli, devo restare in piedi anche per loro». Una determinazione che non cancella il dolore, ma lo trasforma in richiesta di risposte.
Accompagnata dal suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, Patrizia Mercolino ha chiesto di essere ascoltata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e ha depositato un audio ritenuto rilevante per l’indagine. La registrazione riguarda il momento in cui le viene comunicato l’esito di un consulto di esperti che avrebbe stabilito la non trapiantabilità del bambino.
«In quell’occasione ho chiesto come fosse possibile che fino alla sera prima Domenico fosse considerato trapiantabile», ha spiegato la madre, riferendosi al cardiochirurgo che aveva seguito il piccolo lungo tutto il percorso clinico fino all’attivazione delle cure condivise. Un passaggio cruciale, ora al vaglio della magistratura, che potrebbe chiarire uno dei nodi più delicati della vicenda.
Fonte REDAZIONE






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