Napoli – La vicenda del piccolo Domenico continua a tenere l’Italia con il fiato sospeso. A due mesi esatti dal trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi, il bimbo è morto domenica 21 febbraio in terapia intensiva.
Ora l’inchiesta per omicidio colposo (con sette indagati tra medici e infermieri) attende due snodi decisivi: la decisione del Gip sull’incidente probatorio per l’autopsia e l’incarico – atteso già domani – ai periti per analizzare i cellulari sequestrati.
Il nodo dell’autopsia: luce sulle cause e via libera ai funerali
L’esame autoptico sul corpicino di Domenico (e in particolare sul cuore trapiantato) è considerato il passaggio chiave dell’indagine. Servirà a stabilire con certezza le cause del decesso e il ruolo giocato dal danno irreversibile subito dall’organo.
Ma non solo: un via libera del Gip all’autopsia permetterebbe finalmente di restituire la salma alla famiglia per i funerali, finora bloccati dal sequestro giudiziario.
Il frigo da mare con il manico arancione: la foto choc dei Nas
È diventata virale l’immagine diffusa nelle ultime ore: un normale contenitore termico di plastica rigida blu, manico arancione, scritta a pennarello «S. OP. C. CHPED» (Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica). Niente di high-tech: assomiglia ai classici frigo portatili che si portano al mare o al campeggio per tenere fresche le bibite.
Proprio questo box – sequestrato dai Nas – è stato usato dall’équipe del Monaldi per trasportare da Bolzano a Napoli il cuore espiantato da un altro piccolo donatore di quattro anni.
Il vero killer: non il frigo, ma il ghiaccio secco a -80 gradi
Secondo le prime ricostruzioni investigative, il problema decisivo non è tanto il tipo di contenitore (pur non ideale), quanto il refrigerante impiegato. Invece del ghiaccio tradizionale – che mantiene l’organo in ipotermia sicura tra 0 e 4 °C per diverse ore – è stato usato ghiaccio secco (anidride carbonica solida), che raggiunge temperature di -78/-80 °C. Risultato: il cuore è arrivato a Napoli letteralmente «congelato» e «bruciato» nelle fibre muscolari, reso inservibile per un trapianto a lungo termine.
Le responsabilità ancora da chiarire: lo scaricabarile tra Napoli e Bolzano
Chi ha messo il ghiaccio secco nel box? Da giorni i Nas stanno chiedendo conto all’Asl di Bolzano: alcune fonti indicano due infermiere del San Maurizio che avrebbero fornito il ghiaccio secco quando la scorta refrigerante dell’équipe napoletana stava finendo.
Ma sullo sfondo resta lo scontro tra le due realtà ospedaliere: Bolzano parla di «criticità operative» del team di prelievo partenopeo (dotazioni incomplete, gestione confusa dell’eparina), mentre il Monaldi ribatte che «l’elemento determinante del danno» è proprio l’inserimento del ghiaccio secco sbagliato.
Prossimi passi: cellulari sotto la lente e l’attesa del Gip
Domani la Procura di Napoli conferirà l’incarico ai tecnici per estrarre e analizzare i contenuti dei telefoni degli indagati: messaggi, foto, chat e chiamate potrebbero contenere elementi decisivi.
Parallelamente si attende la pronuncia del Gip sulla richiesta di incidente probatorio. Solo allora si potrà procedere con l’autopsia e, forse, iniziare a dare risposte a una famiglia straziata e a un’opinione pubblica sconvolta da una catena di errori che ha spezzato una vita piccolissima.
Fonte REDAZIONE






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