Lettere- Dopo 27 anni da una sentenza del 1999, le ruspe hanno cancellato un manufatto abusivo in cemento armato da tre piani fuori terra, situato in via Capomazzo. L’intervento, eseguito su ordine della Pretura Circondariale di Torre Annunziata (sezione distaccata di Gragnano), rientra nelle priorità della Procura contro l’abusivismo edilizio, finanziato dal fondo Cassa Depositi e Prestiti.
Il manufatto demolito: volumetria e struttura
L’edificio, suddiviso in quattro unità residenziali, aveva una volumetria così articolata:
Primo livello:176,40 mq, altezza 2,92 m
Secondo livello:191,16 mq, altezza 2,92 m
Terzo livello:191,16 mq, altezza 2,46 m
Torrino scala: 48,01 mq, altezza sotto gronda9,66 m.
Vincoli multipli: inedificabilità e rischi elevati
L’area ricade in zona gravata da protezioni stringenti:
P.U.T. (L. 35/87, art. 17): zona 1b ad alto valore paesaggistico, storico-ambientale con inedificabilità assoluta.
P.R.G.: tutela agricola.
P.S.A.I.: Pericolosità molto elevata (R.F.R. 4, rischio frane molto alto).
Vincolo idrogeologico (R.D. 3267/1923).
Vincolo paesaggistico (D.M. 28/03/1985).
Zona sismica 3 (O.P.C.M. 3274/2003 e delibera G.R. Campania 5447/2002).
Significato dell’intervento: repressione e deterrenza
La demolizione rappresenta uno strumento chiave per la tutela del territorio: repressivo (ripristino ambientale) e preventivo (dissuasione da nuovi abusi). Nel caso specifico, si è data esecuzione a una condanna definitiva per abuso del 1999, dimostrando che i tempi lunghi non cancellano gli illeciti.
Fonte REDAZIONE






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