Inter, Chivu: «Basta lamentarsi, ogni domenica c’è un caso simile. E anche Maradona segnò di mano…»

Vigilia europea ad alta tensione per l’Inter, attesa in Norvegia dall’andata dei playoff di Champions League contro il Bodo/Glimt. Dopo il successo nel derby d’Italia contro la Juventus e il carico di polemiche arbitrali che ne è seguito, Cristian Chivu sceglie la linea della fermezza e invita l’ambiente a voltare pagina.

Il tecnico nerazzurro, intervenuto ai microfoni di Sky Sport e poi in conferenza stampa, non alimenta il dibattito e chiarisce subito la sua posizione: «Hanno parlato anche troppi, inutile che io dica altro. Ho già detto la mia dopo la partita e mi tengo quanto detto, anche perché penso corrisponda alla realtà». Nessuna marcia indietro, ma nemmeno voglia di trascinare il caso oltre il necessario. «Non ho altro da aggiungere e non ho tempo di guardare indietro. Domani è importantissimo e dobbiamo essere pronti sotto ogni punto di vista».

In Norvegia non saranno ammesse attenuanti. Freddo, campo sintetico, ambiente caldo: per Chivu non esistono alibi. «Non cerchiamo scuse, siamo arrivati qui dalla mattina proprio per fare un allenamento e per abituarci a questo campo; ma non c’è freddo o campo sintetico che tengano, dobbiamo essere pronti mentalmente e fisicamente». Il riferimento è anche al valore degli avversari, capaci di risultati pesanti in Europa. «Qui loro hanno battuto il City e vinto a Madrid contro l’Atletico. Sono ambiziosi e hanno un progetto portato avanti da anni con dignità. Sappiamo bene come sta evolvendo il calcio norvegese, è un movimento importante».

Inter, Chivu: “Subito un torto a Napoli, ma non ci siamo lamentati”

Sul fronte infermeria filtra un cauto ottimismo per Hakan Calhanoglu, che dovrebbe rientrare a breve. «Calhanoglu dovrebbe rientrare la prossima settimana, è solo un piccolo affaticamento ed è normale dopo questa serie di partite e poco allenamento? Spero che lo staff medico e lui mi abbiano detto la verità», scherza il tecnico. Restano però da valutare alcune situazioni, tra cui quella legata alla febbre di Frattesi: «Vedremo domani come stiamo, visto che ogni giorno ci capita una sorpresa».

Il passaggio più netto arriva quando si torna sulle polemiche arbitrali e sulle parole di Luciano Spalletti. Chivu non entra nel botta e risposta, ma ribadisce il concetto di fondo: «Non rispondo agli altri, dico la mia. Sono qui per parlare di quello che vedo e di quello che penso». Poi l’affondo: «Le critiche fanno parte del gioco, chi è in testa viene odiato e criticato. Il calcio è così da cento anni. Hai episodi a favore o contro, bisogna smettere di lamentarsi, di fare i moralisti. Ogni domenica c’è un caso del genere». E ancora: «Anche noi abbiamo subito un torto a Napoli, nessuno di noi ha mai detto niente».

Infine, una riflessione più ampia sul sistema calcio e sul clima che lo circonda. «Come mai il calcio è lo sport più amato nonostante quello che accade? Forse è perché ci piace la polemica. Se cinquant’anni fa si fossero prese misure importanti, forse oggi non succederebbe ciò che si vede oggi». Una domanda aperta che suona come un’accusa collettiva. «Quando avremo una risposta e non faremo finta di tante cose, questo sport migliorerà».

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