

Antonio Vassallo. Angelo Vassallo e Fabio Cagnazzo
E’ un post infuocato, quello di Antonio Vassallo, figlio del sindaco ucciso il 5 settembre del 2015 a Pollica.
Le fasi del processo, la decisione dei giudici della Corte di Cassazione di censurare il Tribunale del Riesame di Salerno in merito ai gravi indizi di colpevolezza nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo, hanno spinto – così come aveva fatto anche nei giorni scorsi – Antonio Vassallo ha scrivere un lungo post sul suo profilo Fb.
Nessun commento solo in contraltare la parte conclusiva delle motivazioni della Cassazione che hanno chiesto al Riesame di pronunciarsi nuovamente e le prove emerse durante le indagini e agli atti del processo a carico del colonnello Fabio Cagnazzo e degli altri imputati.
Un bianco e nero per Cagnazzo messo in evidenza dal figlio della vittima e per rendere quanto più ampia è possibile la conoscenza pubblica del processo. Un modo per dire ‘giudicate voi che leggete’ affinché tutti possano farsi una propria idea su quanto accade nel procedimento per la morte di Angelo Vassallo, ucciso a colpi di calibro nove la sera del 5 sempre di 10 anni fa.
E così nel post Antonio Vassallo: “Vi scrivo la parte conclusiva delle motivazione della cassazione per cui si rinvia al riesame per una nuova valutazione.
Ne consegue l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con rinvio al Tribunale del riesame di Salerno, per nuova valutazione. Il giudice del rinvio, in diversa composizione, dovrà nuovamente pronunziarsi sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, libero di analizzare la regiudicanda con l’unico limite di adeguarsi all’interpretazione data alle questioni di diritto e di non riproporre i vizi già censurati in sede di legittimità.
E qui vi allego giusto qualcosa che riguarda le indagini svolte in questi anni.
Riguardo la sera dell’omicidio, CAGNAZZO non era in grado di fornire una ricostruzione alternativa alle ragioni del suo allontanamento dal centro di Acciaroli, avendo ipotizzato, senza alcun crisma di certezza, di essersi recato a salutare la figlia o altri conoscenti:
“Domanda: È in grado di ricostruire cosa ha fatto tra le ore 21:00 e l’ingresso al ristornate di VASSALLO Claudio, avvenuto intorno alle 21:30/21:35 circa, atteso che dagli atti risulta che si distacco momentaneamente dal gruppo a partire dalle ore 21:15 e sino alle ore 21:38 circa?
Risposta: Non sono in grado di ricostruire i miei movimenti nelle circostanze di tempo e luogo anzidette Non posso escludere di esserni recato a salutare mia figlia o altri conoscenti del luogo. Non ricordo neppure se quella sera abbia «utilizzato lo scooter che, in ogni caso, non era mio una di MOLARO.”
Siffatta ricostruzione, tuttavia, veniva smentita dalla ex moglie dell’indagato, BASILE Roberta, che riferiva di non trovarsi ad Acciaroli la sera dell’omicidio del Sindaco VASSALLO, essendo andata via, con la figlia, il giorno stesso o il giorno prima.
“DOMANDA: dove si trovava il 5 settembre 2010, giorno in cui venne ucciso Angelo VASSALLO, Sindaco di Pollica?
RISPOSTA: relativamente alla morte del Sindaco ed alla data della sua uccisione posso dirvi che, sicuramente, non ero in quel di Acciaroli. Dico questo perché ricordo di aver appreso dell’uccisione del Sindaco dai mezzi di pubblica informazione. non sono sicura, ma ho la sensazione che, comunque, avessi lasciato Acciaroli il giorno stesso dell’omicidio di Angelo Vassallo o forse il giorno prima.” (cfr. verbale BASILE Roberta 25/3/2024).
Nella sostanza, dunque, in orario compatibile con l’esecuzione del delitto, il col.
CAGNAZZO si allontanava dai commensali, da lui stesso quella sera significativamente riuniti presso il ristorante di Claudio VASSALLO ubicato nel centro di Acciaroli, ove fino a pochi minuti Prima si trovava anche la vittima, per circa 23 minuti, arco temporale rispetto al quale non era in grado di fornire una ricostruzione dei suoi movimenti.
Seguiva, poi, l’intensa e minuziosa attività di depistaggio, dalla cui dinamica potevano cogliersi plurimi elementi deponenti nel senso del previo accordo.
L’ufficiale, infatti, giungeva sulla scena del crimine a breve distanza dalla scoperta del cadavere (avvenuta alle ore 1:47 del 6 settembre 2010), assumendo condotte suscettibili di determinarne una grave alterazione, quale la rimozione di alcuni reperti (bossoli), come descritto, in senso convergente, da VASSALLO Claudio, il quale riferiva che l’ufficiale, per dimostrare che l’arma del delitto era “una pistola calibro 9”, raccoglieva con un rametto un bossolo, glielo mostrava e lo rimetteva a terra e dal maresciallo PISPERO Cosimo all’epoca in servizio presso la Stazione Carabinieri di Pollica, il quale rappresentava che appena arrivato sulla scena del crimine, notava CAGNAZZO sollevare da terra un bossolo, per poi plausibilmente riporlo a terra nello stesso punto.
Inoltre, nel medesimo contesto, il col Cagnazzo veniva notato raccogliere delle cicche di sigarette intorno all’autovettura nella quale si trovava il cadavere del sindaco vassallo e riporle in un sacchetto o in un pacchetto di sigarette (cfr. verbale LA GRECA Angelo 1/10/2019)
Al riguardo, peraltro, lo stesso Ten. Col. CAGNAZZO, sentito il 15 gennaio 2024, non escludeva di avere sollevato qualche bossolo per mostrarlo a Claudio VASSALLO o ai giornalisti da lui stesso contattati (“Domanda: Ricorda di aver ricercato etentuali bossoli e, se si, quali attività preliminari la svolto sugli stessi? Ha eventunimente raccolto gli stessi dalla scena? Per quale motivo ha contattato i giornalisti? Risposta: è verosimile, perché era una mia prassi abituale ricercare i bossoli.
Verosimilmente ho anche cerchiato il luogo ove si trovavano i bossoli stessi. Escludo invece, come ai viene rappresentato essere stato dichiarato da persone presenti, che io abbia prelevato da terra qualcosa e lo abbia messo in un pacchetto. Viceversa non escludo di aver sollevato qualche bossolo per mostrarlo a Claudio VASSALLO. Chiamai i giornalisti perché questa era una mia prassi.”), confermando, dunque, le fonti dichiarative.
In ogni caso, elemento decisivo ai fini della decodificazione della posizione dell’ufficiale è rappresentato dalla immediata veicolazione delle indagini su Bruno Humberto DAMIANI, detto “il Brasiliano”.
In merito, il cap. DI SARIO Gianfranco, all’epoca comandante di Sezione del Nucleo Investigativo di Salerno, dichiarava che, appena giunto sulla scena del crimine, riceveva dal col. CAGNAZZO un chiaro input investigativo conducente verso il “Brasiliano” (“ricordo che appena arrivato fui affiancato dal Col CAGNAZZO il quale, accompagnandomi lungo i pochi metri di salita sino alla macchina, mi fece un primo quadro di situazione, suggerendomi di andare a controllare immediatamente un soggetto da lui indicato come “il brasiliano” che mi indicò come uno spacciatore del territorio” cfr. verbale 5/10/2021).
La segnalazione veniva, peraltro, immediatamente raccolta dal cap. DI SARIO che informava costantemente il col. CAGNAZZO degli sviluppi delle investigazioni, come evincibile dai messaggi in entrata della mattina del 6 settembre 2010”.
La questione sottolineata da Antonio Vassallo nel suo lunghissimo post social è quella anche analizzata dal Riesame prima e dalla Cassazione poi. Cioè se il depistaggio contestato al colonnello Fabio Cagnazzo prima e dopo il delitto di Angelo Vassallo fosse in qualche modo consapevole. Cioè se le sue fossero solo errori ‘pacchiani’ di valutazione e superficialità o se sia stato un atteggiamento ‘scientifico’ per distogliere gli inquirenti dai veri colpevoli dell’omicidio. Insomma un modo per ‘proteggere’ gli assassini inquinando le prove.
E’ proprio uno dei punti sottolineati dalla Cassazione cioè Cagnazzo ha agito con dolo o solo in buona fede per aiutare i colleghi nelle indagini? Una domanda alla quale, ovviamente, gli ermellini non possono rispondere. E in attesa del processo, se il Gup deciderà per il rinvio a giudizio, nessun altro può rispondere