Ercolano, operaio 14enne cade dall’impalcatura: assolta la proprietaria dell’immobile

Ercolano – Incidente sul lavoro di un operaio adolescente: assolta la proprietaria dell’immobile, condanne lievi per altri due imputati.

Si è conclusa anche in sede penale la vicenda di un grave incidente e un episodio di lavoro nero avvenuto ad Ercolano il 28 gennaio del 2020, quando L. C. all’epoca appena 14enne, cadde da una impalcatura riportando fratture alle vertebre lombari.

Dopo un’istruttoria lunga e articolata il giudice Immacolata Mammalella ha assolto Maria Luisa Gianani, difesa dall’avvocato Massimo Autieri, e ha condannato il comproprietario Giuseppe Scognamiglio a 2 mesi di reclusione, pena sospesa, condanna lieve anche per l’altro imputato Antonio Oliviero, operaio nel cantiere dove avvenne l’incidente, difeso dall’avvocato Andrea Scardamaglio.

Il processo che si è celebrato dinanzi al I sezione del tribunale di Napoli ha esaminato la vicenda avvenuta il 28 gennaio del 2020 a Ercolano.

L. C. fu vittima di un grave infortunio sul lavoro. Il ragazzino lavorava in un cantiere per la ristrutturazione di un palazzo e naturalmente non aveva un regolare contratto. Dopo aver tentato di ottenere dei soldi come risarcimento per quanto avvenuto, i genitori del ragazzino denunciano il proprietario dello stabile, Giuseppe Scognamiglio, per aver ‘ingaggiato’ il figlio per il lavoro in nero.

In sede civile, la famiglia della vittima perde la causa risarcitoria per “carenze probatorie”, aveva chiesto 12mila euro di risarcimento danni al presunto datore di lavoro, Giuseppe Scognamiglio, accusandolo di non aver rispettato le norme di sicurezza e di aver impiegato il figlio senza inquadramento formale.

Secondo il giudice, la domanda presentata dalla famiglia era troppo generica: i genitori non avrebbero fornito prove adeguate sull’effettiva subordinazione del rapporto di lavoro, né sulle specifiche misure di sicurezza omesse. La famiglia ha, inoltre, omesso di quantificare dettagliatamente il danno biologico e di indicare l’eventuale presentazione di una domanda all’Inail, motivi per cui il tribunale ha rigettato la richiesta compensando le spese legali.

Nel processo penale sono emersi altri retroscena. Al momento dell’incidente, alcuni operai, compreso il capocantiere Antonio Oliviero, scappano. Dopodichè si tenta di mettere a tacere l’episodio e eventuali denunce con richieste (da parte dei genitori della vittima) e offerte (da parte del proprietario dello stabile) di danaro.

Le rivelazioni in sede penale

Se in sede civile l’impianto risarcitorio è crollato, il procedimento penale ancora in corso a carico di Scognamiglio e di Maria Luisa Gianani e Antonio Oliviero racconta una realtà decisamente più complessa. Nel corso dell’udienza del 18 ottobre 2024, Gaetano Cervucci, padrea del ragazzo ha rilasciato una drammatica testimonianza.

L’uomo ha raccontato in aula che il figlio era stato chiamato a lavorare in quel cantiere in sostituzione di un amico da un certo “Mastro Antonio” (Oliviero, ndr), operaio in nero che nel frattempo percepiva il reddito di cittadinanza. L’uomo ha sostenuto che a pagare materialmente le prestazioni al figlio era Scognamiglio, uno dei proprietari dello stabile in ristrutturazione. Al momento del grave infortunio nel solaio, “Mastro Antonio” si sarebbe dato alla fuga, lasciando il ragazzo a terra; il minorenne sarebbe stato poi soccorso solo grazie all’intervento degli operai di un’altra ditta presente nello stabile.

“Stai zitto, me la vedo tutto io”

Particolarmente inquietante è il retroscena sui momenti immediatamente successivi allo schianto. Il padre ha ammesso in tribunale di aver inizialmente mentito ai carabinieri: la mattina dell’incidente, infatti, aveva dichiarato alle forze dell’ordine di non avere “la minima idea” di dove si trovasse il figlio. Una reticenza dovuta, secondo quanto a riferito al giudice Cervucci, alle pressioni di Scognamiglio, che in ospedale gli avrebbe intimato: “Stai zitto, me la vedo tutto io, non ti preoccupare”.

Lo stesso imputato, sempre secondo la versione del teste, si sarebbe poi recato diverse volte a casa della famiglia proponendo 4.000 euro per trovare un accordo economico ed evitare denunce e conseguenze legali, una proposta che i genitori hanno infine rifiutato.

In realtà è anche emerso, nel corso del processo, che i genitori del giovane operaio avevano più volte chiesto del danaro al proprietario dello stabile per il danno subito dal figlio.

A conclusione del processo il giudice ha assolto la comproprietaria Gianani che – secondo la difesa – non era a conoscenza dei lavori in corso, e ha condannato a due mesi con pena sospesa Scognamiglio.

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