Castellammare, Traiettorie: quando i miti parlano ancora

Dino De Angelis, al Teatro Stabile Santa Filomena porta in scena Nuvolari, Senna e Dalla in un racconto di destino, fragilità e visione.

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«Come si può amare qualcuno che non si è mai incontrato?» Partendo da questo interrogativo semplice ma potentissimo, Dino De Angelis ha dato forma e voce al suo Traiettorie, andato in scena lo scorso weekend al Teatro Stabile Santa Filomena di Castellammare di Stabia, davanti a una platea numerosa, composta non solo dagli spettatori affezionati. Un chiaro segnale dell’interesse che continuano a suscitare le sue narrazioni, con cui è capace di alternare la lucidità del cronista alla sensibilità del poeta.

I testi di Traiettorie restituiscono umanità ai miti di Nuvolari e Senna, raccontandone la grandezza ma anche le fragilità e le ombre. Perché è proprio in quelle crepe che si nasconde la risposta alla domanda iniziale.

Con il passo e la naturalezza del cantastorie contemporaneo, dal palco del Santa Filomena, De Angelis ha coinvolto gli spettatori parlando di linee, di millimetri guadagnati curva dopo curva. Ha mostrato, con un approccio quasi filosofico, che è la somma di quei millimetri a definire la differenza tra vincere e perdere, e che le traiettorie non sono solo quelle delle auto, ma quelle della vita. Nuvolari e Senna appartengono infatti alla categoria dei campioni visionari, capaci di rompere gli schemi e cambiare il proprio destino. Una qualità comune che non ha generato semplice ammirazione, ma amore autentico. Questi due campioni, ha spiegato il De Angelis, hanno  suscitato gioia, sofferenza, partecipazione emotiva totale: sentimenti che spiegano come si possa amare qualcuno pur non avendolo mai incontrato.

L’autore ha parlato di vita, del rapporto tra uomo, macchina e destino. Lo ha fatto attraverso riflessioni e avvincenti metafore, accompagnato da immagini di repertorio che hanno riportato in sala il rombo dei motori: un ruggito dal passato capace di emozionare il pubblico, seguito da un silenzio improvviso, quasi sacro. È in quella sospensione che De Angelis si è soffermato sulla generosità segreta di Senna e sulla prova di coraggio di un giovanissimo Nuvolari, costretto dal padre a guardare il pericolo negli occhi per vincere la paura dei cavalli.

Con una geniale intuizione e una fruttuosa ricerca, De Angelis ha costruito un ponte narrativo con la musica introducendo Lucio Dalla. Appassionato della narrazione teatrale e grande conoscitore della storia del Mantovano volante, il cantautore ideò il progetto Il futuro dell’automobile ed altre storie, da cui nacquero l’album Automobili e il celebre brano Nuvolari. Ma il legame con lo spettacolo non si esaurisce qui: anche Dalla era un visionario, ha ricordato l’autore. Capace di suonare qualsiasi strumento con un talento fenomenale, e, come i due piloti, capace di cambiare le regole del suo mondo.

Gli aneddoti, la musica e le suggestioni prodotte dalla profondità interpretativa di De Angelis hanno trasformato il racconto in una sequenza di immagini, proiettate come scene di un film che resta. Perché le sue narrazioni vivono di dettagli, di segnali, di domande sospese che seguono il ritmo emotivo degli eventi: non sono pura cronologia. Al pubblico il compito di capire che il nucleo centrale dello spettacolo non è una storia di sport, ma una storia di destino, raccontata entrando nella mente dei campioni senza violarla. Un racconto che non spettacolarizza il dramma della fine di ciascuno dei due, ma descrive l’istante in cui il mondo trattiene il fiato, quando il tempo sembra fermarsi e l’incredulità si trasforma in gelo: quello che De Angelis definisce “un arresto cardiaco planetario”.

Nuvolari, Senna e lo stesso Dalla, con il loro genio creativo, non hanno seguito le traiettorie degli altri: le hanno inventate. Il fulcro dello spettacolo, ciò che De Angelis ha esplorato, studiato e tradotto, non è il racconto dei due miti, ma il motivo per cui continuano a parlarci: quando la loro traiettoria incrocia la nostra, quando la loro storia e le loro fragilità ci toccano da vicino.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE
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