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Fine pena nel 2052 ma il ras lascia il carcere: domiciliari in comunità per il narcos «Pekib»

Vincenzo Criscuolo lascia il penitenziario di Sulmona per curare la tossicodipendenza a Taranto. Il boss della Sanità voleva “pittare Napoli di bianco” con la cocaina importata nei reggiseni dal Sudamerica.
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Sulmona– Sulla carta, la porta della sua cella sarebbe dovuta rimanere chiusa ermeticamente ancora per decenni. Con un fine pena fissato addirittura al 2052, frutto di una sfilza di condanne definitive, per Vincenzo Criscuolo, 44 anni, il destino sembrava segnato.

E invece, la giustizia riserva l’ennesimo colpo di scena. Il narcos del rione Sanità, noto negli ambienti criminali con l’alias di “Pekib” (o ‘o Pekipp), ha lasciato il carcere di massima sicurezza di Sulmona.

La strategia difensiva e la scarcerazione

Nonostante il pesante curriculum criminale e la recente cattura avvenuta nel novembre 2024 — quando era stato riacciuffato dopo un periodo di evasione dai domiciliari — il Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila ha aperto uno spiraglio. I giudici hanno accolto in toto l’istanza avanzata dal difensore di Criscuolo, l’avvocato Domenico Dello Iacono, concedendo al 44enne il beneficio degli arresti domiciliari presso una comunità di recupero.

La linea difensiva ha fatto leva su una condizione clinica documentata: Criscuolo sarebbe da tempo alle prese con problemi di tossicodipendenza. Una carta che ha permesso al legale di scardinare le sbarre del penitenziario abruzzese con larghissimo anticipo rispetto alla scadenza della pena. Ad attenderlo ora c’è una struttura terapeutica a Taranto, lontano dalle piazze di spaccio partenopee, ma comunque fuori dal circuito carcerario.

Il profilo: da gregario a boss autonomo

Quella di “Pekib” è una figura che negli ultimi anni ha scalato le gerarchie della mala napoletana. Partito come uomo vicino al clan Mauro dei Miracoli, Criscuolo era riuscito a ritagliarsi uno spazio di autonomia criminale, diventando un broker internazionale di primo livello.

Il suo nome era balzato agli onori della cronaca per una frase intercettata che, meglio di mille dossier, descriveva la sua megalomania criminale: «Voglio pittare Napoli di bianco». L’intenzione era chiara: inondare il capoluogo campano di un fiume di cocaina. Un obiettivo quasi raggiunto nel 2021, prima che la scure della giustizia si abbattesse sulla sua organizzazione con una condanna in appello a 13 anni e 4 mesi.

Il “sistema” dei reggiseni e la chimica criminale

Le indagini che hanno inchiodato Criscuolo hanno svelato un modus operandi sofisticato, degno di una sceneggiatura cinematografica. Il ras di Salita Capodimonte aveva stretto legami diretti con i cartelli sudamericani, riuscendo a strappare in Perù un prezzo concorrenziale di appena 2mila euro al chilo per la “polvere bianca”.

Ma era il metodo di trasporto a lasciare di stucco gli investigatori: la droga non viaggiava solo nei container (come nel caso dei 25 chili nascosti nel caffè brasiliano intercettati al porto), ma arrivava impregnata nei tessuti. In particolare, l’organizzazione utilizzava reggiseni e indumenti intimi intrisi di cocaina liquida.

Una volta giunti in Campania, i capi venivano portati in un laboratorio clandestino a Marano dove, attraverso complessi processi chimici, lo stupefacente veniva “lavato”, estratto e cristallizzato, pronto per essere tagliato e venduto.

La holding della droga

Criscuolo non era un cane sciolto, ma il vertice di una holding con una ventina di associati. Dal suo quartier generale gestiva la vendita al dettaglio nella piazza di Salita Capodimonte, ma fungeva soprattutto da grossista per le piazze più calde della città: dal Rione Traiano a Secondigliano, fino ai Quartieri Spagnoli.

Ora, con il trasferimento in comunità, si chiude (momentaneamente) la parentesi detentiva di massima sicurezza. Resta da vedere se la permanenza a Taranto segnerà davvero un percorso di recupero o solo l’ennesima pausa strategica nella carriera del narcos che voleva imbiancare Napoli.

Modifiche e revisioni di questo articolo

  • Articolo modificato il giorno 20/01/2026 ore 08:01 - Correzione refuso titolo
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Fonte REDAZIONE
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