Napoli– Non solo una barriera fisica, ma uno strumento di consapevolezza. Sulla questione della sicurezza negli istituti scolastici, tornata d’attualità dopo i recenti fatti di cronaca, interviene Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’Istituto Tecnico Tecnologico ‘Marie Curie’ di Ponticelli.
La sua non è una posizione teorica, ma figlia di un’esperienza diretta che ha segnato profondamente la comunità scolastica del quartiere napoletano.
«I metal detector a scuola sono utili, ma non bastano», spiega la preside all’Adnkronos. «Devono camminare di pari passo con azioni di sensibilizzazione, testimonianze e un dialogo costante. È fondamentale far comprendere ai giovani quanto sia pericoloso portare con sé anche solo un piccolo coltello».
Il “modello” Ponticelli: dai controlli allo sconcerto, fino alla serenità
La svolta per il ‘Marie Curie’ è arrivata circa due anni fa, a seguito di un accoltellamento avvenuto proprio tra le mura dell’istituto. Un episodio che spinse la preside Pirone a lanciare una proposta allora provocatoria: installare i metal detector ai varchi d’ingresso.
Da quel momento è nato un tavolo di confronto con la Prefettura di Napoli che ha portato all’attuale sistema di vigilanza.
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Oggi la scuola non utilizza portali fissi, ma si affida a controlli a campione effettuati dalle forze dell’ordine. Questi interventi prevedono l’impiego di unità cinofile antidroga e l’utilizzo di metal detector mobili. «Di tanto in tanto questi controlli avvengono, mi fa piacere che ci siano e spero continuino», commenta la dirigente.
Una “moda” pericolosa che attraversa i ceti sociali
L’analisi di Valeria Pirone tocca un nervo scoperto del disagio giovanile: il possesso di armi bianche come status symbol o strumento di difesa. «Due anni fa abbiamo capito che il fenomeno era preoccupante e trasversale: anche ragazzi con ottimi voti e provenienti da famiglie perbene portavano il coltellino, a volte per emulazione o per sentirsi parte del gruppo».
Tuttavia, il clima sembra essere cambiato. Se inizialmente le perquisizioni avevano destato sconcerto e resistenza tra gli studenti, l’ultimo monitoraggio effettuato a dicembre ha dato esiti incoraggianti: nessun oggetto pericoloso è stato rinvenuto.
«I ragazzi ora accettano i controlli con serenità e sono molto collaborativi», conclude la preside. «Mi piace pensare che la nostra linea fermezza abbia funzionato come un efficace deterrente».
Fonte REDAZIONE





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