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Pomigliano, produzione in caduta libera: stop alla Hornet e Tonale in crisi, cresce l’allarme a Stellantis

Nel 2025 lo stabilimento campano registra un crollo del 21,9% rispetto all’anno precedente. Tonale perde il 32%, Hornet quasi ferma, Panda resiste ma arretra. Ammortizzatori sociali e contratto di solidarietà coinvolgono quasi quattro lavoratori su dieci.
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A Pomigliano d’Arco cresce la preoccupazione per il futuro dello stabilimento Stellantis, messo a dura prova da un forte calo produttivo e dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

Il 2025 si è chiuso con una produzione complessiva di 131.180 vetture, segnando un -21,9 per cento rispetto al 2024, un dato che pesa come una mannaia sulle prospettive occupazionali di lavoratori e lavoratrici.

Il quadro produttivo appare sempre più fragile. L’Alfa Romeo Tonale continua a perdere terreno: la produzione è scesa del 32 per cento, fermandosi a 17.200 unità, nonostante un timido segnale di ripresa registrato nell’ultimo trimestre dell’anno grazie al lancio di una nuova versione del modello.

Ancora più critica la situazione della Dodge Hornet, sostanzialmente ferma da mesi: nel corso del 2025 sono state assemblate appena 1.360 vetture.

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Resiste, pur in flessione, la Fiat Panda, che resta il modello più prodotto sia nello stabilimento di Pomigliano sia in Italia. Con 112.690 unità realizzate, la Panda rappresenta il 53 per cento dei volumi nazionali, ma registra comunque un calo del 14 per cento rispetto all’anno precedente.

Il ridimensionamento produttivo ha avuto effetti diretti sull’organizzazione del lavoro. Nel corso del 2025 si sono registrate 91 giornate di fermo sulla linea Tonale-Hornet e 57 sulla linea Panda. Nei periodi di arresto totale della produzione, l’impatto ha coinvolto da mille fino a 3.750 lavoratori.

A rendere strutturale la situazione di incertezza è inoltre il contratto di solidarietà attivo da luglio, che interessa mediamente il 39 per cento dell’organico. Un dato che conferma il clima di allarme nello stabilimento campano e alimenta le preoccupazioni sul futuro industriale e occupazionale di uno dei siti produttivi più importanti del Mezzogiorno.


Fonte REDAZIONE
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