Napoli – Sono in arrivo migliaia di multe per gli utenti che avrebbero utilizzato servizi illegali di “Pezzotto Tv”, al centro di un’inchiesta avviata nel 2024 e coordinata dal pm Silvio Pavia, con il procuratore aggiunto Alessandro Milita, sulla scorta delle indagini della Guardia di Finanza.
Il primo snodo giudiziario è arrivato con le condanne di primo grado per tre imputati. La pena più pesante, 4 anni e 4 mesi, è stata inflitta al presunto organizzatore Christian Fidato, difeso dagli avvocati Giovanna Visone e Alessandra Di Iorio.
Fidato potrà ricorrere in appello insieme al presunto complice Anatoly Perrotta. Ha invece patteggiato il terzo imputato, Fiorino Della Corte, assistito dall’avvocato Luca Raviele.
Secondo quanto emerso, l’inchiesta rappresenta uno spartiacque perché apre ora la seconda fase: le notifiche delle sanzioni agli utilizzatori finali. Migliaia gli utenti che sarebbero stati identificati al termine dell’attività del Nucleo speciale beni e servizi, reparto specializzato con base a Roma impegnato nel contrasto ai reati informatici.
Un passaggio operativo è atteso già nelle prossime ore: lunedì pomeriggio è in programma un vertice in Procura a Napoli, nel quadro dell’attenzione riservata dall’ufficio guidato dal procuratore Nicola Gratteri ai reati nella “frontiera digitale”. Sul tavolo, il punto sulle multe da emettere e gli sviluppi delle indagini più recenti.
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Il sistema e il “passaparola” social
L’ipotesi investigativa ricostruisce un meccanismo che partirebbe da abbonamenti formalmente regolari o da accessi acquisiti in modo lecito, per poi arrivare alla riproduzione e redistribuzione clandestina del segnale a pagamento.
La ritrasmissione, secondo gli inquirenti, verrebbe offerta a costi molto più bassi rispetto ai pacchetti ufficiali, attraverso codici di accesso e credenziali rilasciati dopo pagamenti su carte prepagate.
La distribuzione, sempre secondo la ricostruzione, si sarebbe progressivamente spostata sui social: canali e contatti “ponte” utilizzati per pubblicizzare l’offerta e indirizzare gli utenti verso le istruzioni d’accesso.
In parallelo, gli investigatori avrebbero seguito la pista di infrastrutture tecniche collocate all’estero (server in Paesi dove le rogatorie risultano più complesse), elemento che renderebbe più difficile risalire in tempi rapidi alla filiera.
La linea della Procura, nel frattempo, resta doppia: colpire i presunti organizzatori e passare alle sanzioni per gli utenti finali già individuati. Da lunedì, con il vertice a Napoli, potrebbe arrivare l’accelerazione decisiva.
Fonte REDAZIONE





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