Roma– La Corte costituzionale restituisce centralità alla funzione rieducativa della pena e ridà speranza alle persone detenute. Con la sentenza n. 201/2025, depositata il 29 dicembre, gli ermellini hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 69-bis, comma 3, dell’Ordinamento penitenziario, così come modificato dalla riforma del 2024, che aveva stravolto il meccanismo della liberazione anticipata.
La decisione accoglie le questioni sollevate dai magistrati di sorveglianza di Spoleto e di Napoli e segna un punto fermo: senza riscontri periodici sul percorso rieducativo, la pena perde una delle sue funzioni fondamentali, sancita dall’articolo 27 della Costituzione.
La liberazione anticipata consente al detenuto di ottenere una riduzione di 45 giorni di pena per ogni semestre scontato, a condizione di una partecipazione attiva e positiva al trattamento rieducativo. Un beneficio che non incide solo sul calcolo del fine pena, ma permette anche di anticipare l’accesso ad altri strumenti premiali, come misure alternative e benefici penitenziari.
Fino al 2024, il sistema garantiva al condannato la possibilità di chiedere al magistrato di sorveglianza una valutazione al termine di ogni semestre. La riforma aveva invece previsto un accertamento unico e d’ufficio, rinviato alla fase finale della detenzione o al momento della richiesta di altri benefici, cancellando di fatto il confronto periodico tra detenuto e autorità giudiziaria.
Secondo la Consulta, questa scelta ha prodotto un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati. È venuto meno, infatti, «il riscontro periodico sulla qualità del concreto percorso trattamentale individuale», lasciando il detenuto in una condizione di incertezza sul valore del comportamento tenuto e sull’efficacia del proprio impegno rieducativo.
Il controllo semestrale, sottolineano i giudici costituzionali, rappresenta invece uno strumento decisivo di motivazione. Il riconoscimento graduale della riduzione di pena costituisce uno stimolo concreto a proseguire nel percorso di cambiamento, rendendo tangibile l’orizzonte del reinserimento sociale.
Allo stesso modo, un eventuale diniego limitato a un singolo semestre non compromette l’intero cammino, ma può diventare occasione di correzione e crescita.
La decisione della Corte rafforza così un modello di esecuzione penale fondato sul dialogo costante tra detenuto, magistrato di sorveglianza, amministrazione penitenziaria e volontari, restituendo senso e concretezza alla finalità rieducativa della pena.
Una pronuncia che non incide solo sugli aspetti tecnici del diritto penitenziario, ma che riafferma un principio di civiltà giuridica: la pena non è mera afflizione, ma percorso di responsabilizzazione, cambiamento e ritorno nella società.
Distaccato, freddo, privo di segni di rammarico. È l’atteggiamento mostrato da Giuseppe Musella, 28 anni, di Ponticelli, reo confesso dell’omicidio della sorella Jlenia, durante il breve colloquio avuto ieri nel carcere di Secondigliano con il cappellano, don Giovanni Russo. Alla domanda di rito, “Come va?”, Musella avrebbe risposto senza esitazioni: “Va tutto bene, non vi…
Napoli– È morto nella notte il professor Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte costituzionale e figura centrale della cultura giuridica italiana del Novecento. Nato nel 1931, avrebbe compiuto 95 anni il prossimo 12 gennaio. Giurista di fama internazionale, Casavola è stato ordinario di Istituzioni di diritto romano all’Università degli Studi di Napoli Federico II,…
Un sistema penitenziario al limite, schiacciato dai numeri e incapace di garantire diritti fondamentali. È il quadro che emerge dal bilancio di fine anno tracciato dal Garante campano delle persone private della libertà personale, Samuele Ciambriello, che parla apertamente di emergenza.
“In Italia sono detenute 63.868 persone a fronte di 45mila posti reali disponibili. In Campania sono recluse 7.844 persone a fronte di 5.500 posti reali disponibili”, sottolinea Ciambriello, indicando un sovraffollamento che continua a crescere “nonostante gli annunci della politica”. Il dato, spiega, equivale a circa 18mila persone in più rispetto alla capienza effettiva degli istituti.
Fonte REDAZIONE






Commenti (1)
La sentenza della Corte costituzionale sembra portare un cambiamento positivo per i detenuti, però c’è sempre il rischio che le riforme non vengano applicate come dovrebbero. La speranza è che questo nuovo modello possa funzionare davvero.