Pasquale Stanzione, il garante della privacy
Roma– Perquisizioni della Guardia di Finanza nella sede romana del Garante per la Protezione dei Dati Personali nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che ipotizza i reati di corruzione e peculato, commessi in concorso e in forma continuata fino al dicembre 2025. Nel registro degli indagati figurano tutti i membri del Collegio dell’Autorità, compreso il presidente Pasquale Stanzione.
Secondo quanto emerge dal decreto di perquisizione, lungo 16 pagine, notificato dai militari delle Fiamme Gialle, i pubblici ufficiali, “in quanto membri del Collegio e avendo in ragione del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico”, si sarebbero appropriati di fondi attraverso la richiesta di rimborsi per spese estranee all’esercizio del mandato, per un importo complessivo ancora in fase di quantificazione.
L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, con delega ai reati contro la pubblica amministrazione.
Tra le contestazioni figura anche l’utilizzo improprio dell’auto di servizio, destinata per legge a inderogabili esigenze istituzionali. In particolare, uno dei componenti del Collegio, Agostino Ghiglia, avrebbe utilizzato l’autovettura con autista per recarsi presso la sede di un partito politico per finalità estranee al mandato.
Gli accertamenti della polizia giudiziaria avrebbero inoltre evidenziato un uso frequente delle auto di servizio da parte di tutti i membri del Collegio anche per spostamenti personali, inclusi quelli casa-lavoro.
L’ipotesi più grave riguarda però una presunta corruzione nell’esercizio delle funzioni. Secondo la Procura, i vertici dell’Autorità non avrebbero irrogato sanzioni sostanziali – limitandosi a rilievi meramente formali – nei confronti della società Ita Airways, nonostante irregolarità nel monitoraggio delle comunicazioni e nella gestione della documentazione sul trattamento dei dati.
In cambio, avrebbero ricevuto tessere “Volare” in classe executive, del valore di circa 6 mila euro ciascuna. Nel decreto si evidenzia anche un possibile conflitto di interessi legato al ruolo del responsabile della protezione dei dati della compagnia, appartenente a uno studio legale riconducibile a un componente del Collegio.
Nel mirino degli inquirenti anche l’andamento delle spese di rappresentanza e gestione dell’Autorità: da poco più di 20 mila euro nel 2021, i costi sarebbero cresciuti in modo significativo a partire dal 2022, fino a raggiungere nel 2024 circa 400 mila euro annui, dopo l’innalzamento del tetto di spesa autorizzato dal Collegio nel 2020.
Le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di documentazione amministrativa e contabile, oltre a dispositivi informatici e telefoni, per verificare la fondatezza delle ipotesi accusatorie. L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto, vale la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.