

Dodici dei ventisette condannati
È una sentenza destinata a lasciare un segno profondo nella storia criminale di Napoli Est quella pronunciata ieri dal gup del Tribunale di Napoli, che ha inferto una vera e propria mazzata giudiziaria al superclan De Luca Bossa–Minichini–Casella–Reale, per anni padrone incontrastato del quartiere Ponticelli.
Ventisette imputati sono stati condannati a pene complessive pari a quasi tre secoli di carcere, ponendo fine – almeno sul piano giudiziario – a quello che gli inquirenti hanno definito un sistema mafioso capillare, fondato su traffico di droga, estorsioni, gestione violenta delle case popolari e intimidazioni sistematiche ai danni dei residenti.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, aveva raggiunto il suo apice con il blitz eseguito lo scorso anno, quando scattarono 31 misure cautelari su 55 indagati, smantellando l’ossatura operativa del cartello camorristico. Un’operazione che fece emergere una struttura criminale ramificata, con ruoli ben definiti tra vertici, ras di zona, pusher, basisti e fiancheggiatori.
Ponticelli, per anni, è stato ostaggio del clan. Le piazze di spaccio di piazza De Gasperi, piazza Comunale Miranda e piazza Cozzolino (lotto 10) garantivano fiumi di denaro, mentre la popolazione viveva sotto un clima di costante sopraffazione. Una delle basi era gestita da Gabriella Onesto, compagna del ras Michele Minichini.
Particolarmente odioso il sistema di controllo delle case popolari: il clan pretendeva migliaia di euro per consentire agli inquilini di entrare o restare negli alloggi, imponendo anche una sorta di “quota di mantenimento”.
In più di un caso, chi non riusciva a pagare veniva picchiato e costretto ad abbandonare la casa, anche in presenza di minori o condizioni di estrema povertà. Proprio da un pestaggio avvenuto nel giugno 2020 prese avvio l’indagine.
Tra i volti noti coinvolti figurano Giuseppe ed Emanuel De Luca Bossa, Michele Minichini, la sorella Martina, Giuseppe Righetto detto “Peppe ’o blob”, e Maria D’Amico, sorella della storica boss Nunzia detta “’a passilona”.
Tra le condanne più rilevanti spiccano i 19 anni di reclusione inflitti a Luisa De Stefano, detta “’a pazzignana”, che solo due settimane fa in aula ha deciso di collaborare con la giustizia, confessando il proprio ruolo di basista in alcuni omicidi. Una collaborazione tardiva, ma ritenuta non sufficiente a evitare una pena pesantissima.
Gli imputati rispondevano, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione illecita di droga e altri reati, tutti aggravati dal metodo mafioso.
27 condannati
Pene complessive: circa 295 anni di carcere
Reati aggravati dal metodo mafioso
Confermata l’esistenza di un superclan unitario
Luisa De Stefano – 19 anni
Alfredo Minichini – 15 anni
Gennaro Aprea – 15 anni
Luigi Austero – 14 anni e 6 mesi
Francesco Audino – 14 anni e 4 mesi
Umberto De Luca Bossa – 13 anni
Roberto Boccardi – 13 anni
Giuseppe Casella – 12 anni e 6 mesi
Eduardo Casella – 12 anni
Giuseppe De Luca Bossa – 11 anni
Antonio Acanfora – 11 anni e 4 mesi
Emanuel De Luca Bossa – 10 anni
Giovanni De Turris – 10 anni e 2 mesi
Giulio Ceglie – 10 anni
Gabriella Onesto – 10 anni e 8 mesi
Vincenzo Barbato – 9 anni e 6 mesi
Luigi Crisai – 9 anni e 6 mesi
Domenico Amitrano – 9 anni e 8 mesi
Giuseppe Damiano – 9 anni e 4 mesi
Domenico Gianniello – 9 anni e 4 mesi
Luigi Aulisio – 8 anni e 8 mesi
Vincenzo Casella – 8 anni e 8 mesi
Ciro Imperatrice – 8 anni e 8 mesi
Nicola Aulisio – 8 anni e 6 mesi
Anna De Luca Bossa – 8 anni
Giovanni Esposito – 8 anni
Tommaso Schisa (collaboratore) – 8 anni
Francesco Clienti – 7 anni e 6 mesi
Nicola Onorio – 7 anni e 6 mesi
Ciro Ricci – 7 anni e 6 mesi
Ciro Esposito – 5 anni
Vincenza De Stefano – 2 anni
Mariarca Gala – 1 anno e 4 mesi
Martina Minichini – 1 anno e 4 mesi
Pasquale Damiano
– 6 anni e 2 mesiLa somma delle condanne inflitte dal gup ammonta a circa 295 anni di reclusione, una delle più pesanti mai inflitte a un clan di Ponticelli in un unico procedimento.