

Clan D'Alessandro: gli imputati
Arriva il giudizio immediato per il “blitz” che l’11 novembre scorso ha colpito i vertici del clan D’Alessandrodi Castellammare di Stabia. Il provvedimento è firmato dal giudice per le indagini preliminari Anna Tirone, che – accogliendo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia – ha disposto il salto dell’udienza preliminare, ritenendo “evidente” la prova e non necessari ulteriori approfondimenti investigativi “allo stato”.
Il processo partirà l’8 aprile prossimo davanti al Tribunale di Torre Annunziata, in composizione collegiale, con un calendario che si annuncia ad alta tensione per la portata delle contestazioni.
Il capo principale è l’associazione di tipo mafioso, con l’aggravante dell’associazione “armata”, e con l’attribuzione a Pasquale D’Alessandro, Vincenzo D’Alessandro e Paolo Carolei del ruolo di promotori/organizzatori/direttori del sodalizio.
Nel decreto vengono ricostruiti, in dettaglio, i settori economici e i contesti territoriali in cui il clan avrebbe esercitato la propria forza intimidatrice: dalle estorsioni ai cantieri edili, fino al controllo di attività considerate strategiche sul territorio stabiese. Tra gli esempi indicati negli atti compaiono riferimenti a interessi su servizi e forniture (come la gestione di attività economiche connesse a lavori e appalti), oltre a presunte pressioni e “pizzo” su imprenditori, anche attraverso intermediari.
Le carte descrivono una presunta “regia” operativa fatta di incontri in bar e locali della città, con modalità finalizzate – secondo l’accusa – a eludere intercettazioni (telefoni lasciati lontani, conversazioni sussurrate).
In più passaggi, gli inquirenti attribuiscono ruoli specifici: chi avrebbe gestito la cassa e la ripartizione del denaro, chi avrebbe curato la riscossione delle estorsioni e il monitoraggio dei cantieri, e chi avrebbe fatto da raccordo logistico e operativo per le “azioni” sul territorio.
Il decreto richiama anche episodi e circostanze che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, delineerebbero l’operatività del clan tra il 2023 e la fine del 2024, con l’indicazione di singole vicende estorsive e di condotte ritenute funzionali al controllo del territorio.
Tra gli elementi probatori valorizzati compaiono informative, intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizioni video e verbali di sommarie informazioni/testimonianze, oltre a interrogatori di collaboratori di giustizia.
Contestata l’associazione mafiosa con aggravante dell’associazione armata e, per alcuni, del ruolo direttivo.
Contestati reati-fine con “metodo mafioso” e finalità di agevolazione del clan soprattutto in materia estorsiva; tra i capi compare anche un episodio di droga e una contestazione sulla violazione di prescrizioni della sorveglianza speciale .
Processo fissato: 8 aprile 2026, ore 11, Tribunale di Torre Annunziata (collegiale, collegio C).
Pasquale D’Alessandro, nato a Vico Equense il 27.08.1970
Vincenzo D’Alessandro, nato a Vico Equense il 15.02.1976.
Paolo Carolei, nato a Castellammare di Stabia il 13.12.1971.
Michele Abbruzzese, nato a Castellammare di Stabia il 12.07.1958.
Giovanni D’Alessandro, nato a Vico Equense il 16.09.1972.
Antonio Salvato, nato a Castellammare di Stabia il 19.02.1979.
Biagio Maiello, nato a Piano di Sorrento il 22.06.2001.
Massimo Mirano, nato a Castellammare di Stabia il 10.11.1969.
Petronilla Schettino, nata a Vico Equense il 05.07.1962.
Giuseppe Oscurato, nato a Castellammare di Stabia il 18.03.1992.
Catello Iaccarino, nato a Vico Equense il 29.07.1995.
Molto nutrito l’elenco degli avvocati difensori: Renato D’Antuono, Antonio De Martino, Raffaele Chiummariello, Francesco Romano, gennaro Somma, Francesco Schettino e Ferdinando Striano
(nella foto la zona di Scanzano e da sinistra in alto Pasquale D’Alessandro, Enzo D’Alessandro, Paolo Carolei, Giovannone D’Alessandro, e Massimo Mirano, in basso sempre da sinistra Antonio Salvato, Biagio Maiello, Catello Iaccarino, Giuseppe Oscurato e Petronilla Schettino)