Cronaca Giudiziaria

Holding della droga a Barra, pene “soft” per la gang di via Ferrante Imparato

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Napoli - Tre condanne, ma la stangata non arriva. Si è chiuso con pene nettamente inferiori alle richieste della Procura il processo di primo grado alla presunta holding della droga di Barra, accusata di aver invaso di cocaina e crack le strade del quartiere orientale di Napoli tra la primavera e l’estate del 2019.

Al termine del dibattimento, il collegio ha inflitto 9 anni di reclusione a Mario Fiorenzano, ritenuto dagli inquirenti il vertice del gruppo, pena in continuazione con altra sentenza già riportata. Cristian Sarrubba, , è stato condannato a 5 anni e 6 mesi, mentre 5 anni – sempre in continuazione – sono stati inflitti a Maria Rosaria Fiorenzano, figlia di Mario. Assolto invece Andrea Liccardo.

Il verdetto si discosta in maniera significativa dalle richieste del pubblico ministero, che aveva invocato 26 anni di carcere per Mario Fiorenzano, 12 anni per Cristian Sarrubba e 11 per Maria Rosaria Fiorenzano. Per l’accusa, il gruppo avrebbe fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con una struttura stabile, ruoli definiti e un “bunker” operativo in via Ferrante Imparato.

La “holding” della droga di Barra

Nel fascicolo, insieme ai tre imputati condannati e a Liccardo, compaiono anche i nomi di Giovanni Aprile, Annamaria Arena, Carmine Pellegrino e Carmela Gammella. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo aveva base logistica in un appartamento-bunker in via Ferrante Imparato e gestiva un lucroso giro di spaccio itinerante di cocaina e crack, con consegne su appuntamento nella zona di Barra e non solo.

Al vertice dell’organizzazione, stando alle contestazioni, si sarebbe collocato Mario Fiorenzano. Aprile e Pellegrino, sempre secondo l’impianto accusatorio, si sarebbero occupati materialmente della consegna della “roba” ai clienti, seguendo turni prestabiliti in base alle disposizioni impartite dal capo: Aprile nella fascia oraria 21-24, Pellegrino tra le 15 e le 21. Per loro era previsto un compenso giornaliero compreso tra 50 e 70 euro.

Carmela Gammella, moglie di Pellegrino, avrebbe a sua volta fornito supporto nell’attività di spaccio, mentre a Maria Rosaria Fiorenzano sarebbe stato affidato il compito delicato di custodire lo stupefacente nel deposito individuato dagli investigatori in via Ferrante Imparato 299. Lì, secondo gli atti, i componenti della gang avrebbero anche effettuato i conteggi di fine giornata, facendo il punto su incassi e merce residua.

Alla custodia della droga avrebbero partecipato anche Cristian Sarrubba, Annamaria Arena – che operava dalla propria abitazione di Giugliano in Campania – e Andrea Liccardo, soprannominato “l’ingegnere”. L’attività di spaccio, stando a quanto emerso durante le indagini, sarebbe proseguita in modo continuativo dal 15 aprile al 24 maggio 2019.

L’irruzione nel bunker e il sequestro

La svolta investigativa arriva alla fine del 2019. È allora che gli agenti del commissariato San Giovanni-Barra fanno irruzione nel bunker di via Ferrante Imparato riconducibile a Mario Fiorenzano. Nell’appartamento, al momento del blitz, sono presenti la figlia Maria Rosaria, Cristian Sarrubba e Annamaria Arena.

Nel corso della perquisizione, anche grazie al fiuto dei cani antidroga “Dorian” e “Nora”, i poliziotti scoprono 86 involucri di sostanza stupefacente – in prevalenza cocaina – e la somma contante di 4.205 euro. Il controllo si estende poi a un appartamento di Giugliano in Campania, in via degli Innamorati, dove vengono rinvenuti altri 4 involucri di droga, materiale per il confezionamento e 1.050 euro in contanti.

Non è tutto. All’interno di un’autovettura utilizzata da Fiorenzano, sotto il pianale lato guida, gli agenti individuano un ulteriore nascondiglio: lì sono occultati altri 27 involucri di stupefacente. In totale, tra bunker, auto e appartamento di Giugliano, vengono sequestrati circa 170 grammi di cocaina.

I quattro presenti nel bunker finiscono in manette e vengono trasferiti nelle case circondariali di Poggioreale e Pozzuoli. Le indagini, nel frattempo, proseguono e conducono all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto indagati complessivi, sei dei quali verranno poi rinviati a giudizio.

Il processo e le pene sotto le richieste del pm

Nel dibattimento, tre dei quattro imputati che hanno scelto il giudizio ordinario si vedono riconoscere responsabilità penali, ma con pene decisamente inferiori rispetto all’impianto punitivo prospettato dalla Procura. Per la pubblica accusa, l’entità e la continuità dell’attività di spaccio, la struttura del gruppo e il ruolo apicale contestato a Fiorenzano giustificavano una risposta sanzionatoria molto più severa.

Il collegio giudicante ha invece ritenuto di ridimensionare il quadro, fermando la pena di Mario Fiorenzano a 9 anni in continuazione con altra sentenza e contenendo le condanne di Sarrubba e di Maria Rosaria Fiorenzano. Per Liccardo, indicato nelle informative come “l’ingegnere” e presunto custode della droga, è arrivata l’assoluzione.

Le motivazioni della sentenza chiariranno nei prossimi mesi quali elementi abbiano indotto i giudici a discostarsi in modo così marcato dalle richieste della Procura, che ora dovrà valutare se impugnare il verdetto in appello.

(nella foto da sinistra Mario Fiorenzano, la figlia Rosaria Fiorenzano e Cristian Sarrubba)

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Pubblicato da
Federica Annunziata