Cronaca Giudiziaria

Delitto di Garlasco, parla Andrea Sempio: “Ecco dove ero il 13 agosto”

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Nel labirinto giudiziario del delitto di Garlasco, una figura è rimasta per anni sullo sfondo: Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi e vicino di casa della famiglia della vittima.

Il suo nome è riemerso più volte fra atti, indagini difensive e ricostruzioni mediatiche, soprattutto dopo la diffusione delle foto che lo immortalano davanti alla villetta di via Pascoli proprio il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio.

Quelle immagini, al centro di polemiche e controinchieste, sono state interpretate in maniera opposta: per alcuni un semplice frammento casuale di quel caos investigativo, per altri un tassello da chiarire nella cronologia di quella mattina di sangue. Ora è lo stesso Sempio a rompere il silenzio, offrendo davanti alle telecamere una sua ricostruzione di quelle ore.

Il racconto in tv: il 13 agosto secondo Sempio

Intervistato dalla trasmissione di Canale 5 “Dentro la Notizia”, Sempio ha ripercorso la giornata dell’omicidio di Chiara Poggi, provando a fissare spostamenti e orari. Secondo il suo racconto, quella mattina si sarebbe recato a Vigevano per alcune commissioni, per poi rientrare a casa.

In un secondo momento, insieme al padre, avrebbe raggiunto l’abitazione della nonna, che si trova nella stessa zona della casa dei Poggi, a poche centinaia di metri di distanza lungo la via principale.

La frase chiave, dal punto di vista investigativo, è proprio quella sulla distanza: Sempio sottolinea che la casa della nonna e la villetta dei Poggi sono separate solo da due traverse, circa 300 metri. Un dettaglio che colloca il testimone in un raggio molto prossimo alla scena del crimine nelle ore in cui si consuma l’omicidio.

Le ambulanze, i carabinieri e le prime voci

È uscendo da casa della nonna – racconta Sempio – che la vicenda di quelle ore si innesta direttamente con le immagini ormai note dell’intervento dei soccorsi in via Pascoli. A bordo dell’auto guidata dal padre, i due sarebbero passati lungo la strada che costeggia la villetta dei Poggi, imbattendosi nel primo via vai di mezzi di emergenza.

Nel suo racconto, Sempio dice di aver visto ambulanze e carabinieri già schierati davanti all’abitazione, segno che in quel momento la macchina dei soccorsi e delle prime verifiche era già in moto.

Dopo qualche ora, aggiunge, sarebbe nuovamente transitato nella zona: la strada risultava a quel punto bloccata, con i veicoli fermi e l’accesso interdetto. È in questo frangente che cominciano a circolare, tra i presenti e tra i residenti, le prime indiscrezioni: si parla di una “ragazza trovata morta in casa”.

Questo passaggio collima con quanto noto dalle cronache dell’epoca: la progressiva trasformazione di un generico “malore” in casa Poggi nella certezza, maturata dagli inquirenti, di trovarsi di fronte a un omicidio brutale.

Le foto davanti alla villetta e il nodo degli orari

Le parole di Sempio arrivano mentre la sua difesa auspica la comparsa di nuove immagini che possano collocarlo a Vigevano in momenti chiave della mattinata, rafforzando così la solidità del suo alibi. Dall’altro lato, rimangono le fotografie che lo mostrano proprio nei pressi della casa dei Poggi.

Il nodo, da sempre, è temporale: a che ora esatta sono state scattate quelle foto? Coincidono con il passaggio descritto da Sempio mentre, con il padre, rientrava da casa della nonna? Oppure si collocano in una finestra oraria più critica rispetto al momento in cui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Chiara sarebbe stata uccisa?

Su questo punto, le dichiarazioni televisive non sciolgono tutte le perplessità. Sempio parla di più passaggi davanti alla villetta, ma non fornisce una scansione oraria precisa, limitandosi a riferire una successione di fatti: uscita da casa della nonna, incontro con ambulanze e carabinieri, rientro, nuovo passaggio con strada già transennata, poi le voci di una ragazza morta.

Il contesto giudiziario e le domande ancora aperte

Nel corso degli anni, il nome di Andrea Sempio è stato utilizzato dalla difesa di Alberto Stasi – poi condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara – come possibile “figura alternativa” sullo sfondo del caso Garlasco. Per la magistratura, tuttavia, quelle piste non hanno mai trovato riscontri tali da modificare l’impianto accusatorio consolidato nei processi.

Le nuove dichiarazioni in tv non aprono automaticamente a nuovi scenari giudiziari, ma riportano attenzione su un punto spesso rimasto marginale: la gestione delle primissime ore dell’indagine, il controllo degli spostamenti di chi gravitava attorno alla villetta, la documentazione fotografica e la sua corretta collocazione cronologica.

Restano sul tavolo alcune domande tipiche di ogni inchiesta giudiziaria:

Esiste una cronologia completa e verificata dei passaggi di Sempio in via Pascoli quel giorno?

Tutte le fotografie disponibili sono state acquisite e correttamente datate dagli inquirenti?

Eventuali nuove immagini – auspicate dalla difesa – potrebbero davvero spostare qualcosa rispetto al quadro consolidato o avrebbero solo valore narrativo-mediatico?

Il peso di una testimonianza tardiva

La scelta di parlare pubblicamente a distanza di anni dalla tragedia contribuisce a ridisegnare la figura di Andrea Sempio nello scenario del delitto di Garlasco: da presenza silenziosa, evocata soprattutto in atti difensivi, a protagonista di un racconto diretto sul “suo” 13 agosto 2007.

Per gli inquirenti, il capitolo giudiziario è chiuso con la condanna definitiva di Stasi. Per l’opinione pubblica, però, casi come quello di Garlasco continuano a vivere in una zona grigia dove ogni nuova parola, ogni foto riemersa dagli archivi, ogni dettaglio cronologico diventa materiale per ricostruzioni, dubbi, sospetti.

In questo spazio si colloca la testimonianza di Sempio: una versione dei fatti che, al di là del suo peso processuale, riaccende i riflettori su una delle vicende criminali più discusse degli ultimi anni e, soprattutto, su quelle ore tragiche in cui la vita di Chiara Poggi è stata spezzata.

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Pubblicato da
Rosaria Federico