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Napoli, De Magistris “Ho salvato un’azienda pubblica, non l’ho condannata”

L'ex sindaco respinge le contestazioni della Procura regionale della Corte dei conti sul fallimento di CTP e accusa la nuova amministrazione e la Regione Campania di aver abbandonato il progetto di risanamento avviato durante il suo mandato: "Dovevo farla fallire per non avere colpe?".
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La Procura regionale della Corte dei conti contesta a de Magistris un danno di 2,7 milioni di euro per il fallimento di CTP, l’azienda di trasporto locale della Città metropolitana. Un nuovo fronte legale che si aggiunge a una lista già lunga: quello che de Magistris definisce il “procedimento numero 110” a suo carico dall’inizio della sua carriera nel 1995 come pubblico ministero.

“Contesto con fermezza gli addebiti”, dichiara l’ex sindaco metropolitano. Secondo la sua ricostruzione, CTP era prossima al salvataggio quando il suo mandato si è concluso. Il colpo di grazia sarebbe arrivato dalla scelta della nuova amministrazione e della Regione Campania di privatizzare il servizio piuttosto che completare l’opera di risanamento.

Il punto cruciale della difesa di de Magistris è sintetizzabile in una domanda retorica: “Dovevo agire diversamente dalle proposte di direttore generale, segretario generale e revisori dei conti, tutti concordi sulla messa in sicurezza dell’azienda? Dovevo lasciarla fallire?”. Le azioni, sostiene, erano coperte da pareri amministrativi, tecnici e contabili, oltre che dal voto unanime del consiglio metropolitano di tutti gli schieramenti politici.

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Un tema che riaccende il dibattito sulla gestione delle crisi aziendali pubbliche a Napoli. De Magistris cita i “successi” della sua amministrazione: l’emergenza rifiuti risolta, i nuovi treni della metropolitana, il risanamento del bilancio comunale nel 2011 quando trovò “l’ente senza un euro in cassa”. Azioni che, afferma, hanno salvato “migliaia di posti di lavoro” ed evitato il dissesto.

“Preservo la mia fiducia nella magistratura”, conclude de Magistris, promettendo di affrontare il procedimento “con la medesima forza di sempre” e ribadendo la sua convinzione di aver operato nel rispetto della Costituzione e dell’interesse pubblico.

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